Il monito di Renna scuote l’Aurora: “Non puoi mettere il sacco se hai un tirapugni in tasca”
Monsignor Renna
Omelia dell’Aurora, l’Arcivescovo tuona contro la violenza: “Incompatibile indossare il sacco votivo e armarsi. I corpi non sono merce”.
Monsignor Renna celebra i 900 anni del ritorno delle Reliquie con un monito durissimo: “Non ditevi cristiani se amate le armi. Agata disse no ai ricatti, oggi troppi corpi violati da droga e sfruttamento”.
Nel giorno solenne che ricorda i 900 anni dal ritorno in patria delle Reliquie, l’omelia della Messa dell’Aurora non lascia spazio a interpretazioni di comodo. L’Arcivescovo di Catania, Luigi Renna, ha lanciato un anatema contro la cultura della violenza che ancora serpeggia in città, tracciando un parallelo agghiacciante tra il martirio della Santa e l’attualità. “C’è una violenza più grande che si avventa contro le persone, ed è quella della guerra e quelle delle armi che anche a Catania molti posseggono in maniera illecita”, ha affermato il presule. Gli strumenti del martirio, “quelle tenaglie, quei ferri incandescenti”, sono paragonati agli armamenti moderni che “preparano stoltamente la pace con la guerra”.
Il passaggio più duro è rivolto direttamente alla coscienza dei devoti, smascherando l’ipocrisia di chi ostenta fede ma pratica la prevaricazione. «Non puoi amare le armi, e dirti cristiano», ha incalzato monsignor Renna, «non puoi indossare il sacco e tenere un tirapugni: vai prima a distruggerlo e poi vieni qui da Sant’Agata». Un messaggio netto: la devozione non è un abito esteriore, ma una scelta di mitezza incompatibile con l’essere “un uomo o una donna violenta”.
L’omelia si è poi allargata a una riflessione sulla dignità del corpo. Agata, che seppe dire “no” a piaceri illeciti conservando la sua integrità, diventa specchio impietoso per la società contemporanea. Renna elenca i corpi oggi “compromessi”: le donne vittime di tratta, i giovani persi in una sessualità senza amore o inebriati da “alcool e cocaina”, gli embrioni non nati, gli anziani e i poveri trascurati. «In quelle ossa e in quel cranio che sono nel busto reliquiario — ha concluso l’Arcivescovo — Sant’Agata ci invita a dare dignità ai corpi degli esseri umani, a non trattarli da merce».
