Processo Lombardo, cade l’accusa di mafia: condanna a 2 anni e 3 mesi solo per voto di scambio

Luci e ombre nella sentenza Iblis: cade l’accusa di mafia per l’ex deputato Mpa, ma arriva la condanna per corruzione elettorale alle Regionali del 2008.

Si chiude con un verdetto complesso il lungo processo a carico di Angelo Lombardo, ex deputato nazionale del Mpa e fratello dell’ex governatore siciliano Raffaele. La Prima sezione penale del Tribunale di Catania ha emesso una sentenza che scinde le responsabilità: Lombardo è stato condannato a due anni e tre mesi di reclusione e 750 euro di multa per il reato di corruzione elettorale aggravata, in riferimento alle elezioni Regionali del 2008. Al contempo, però, i giudici lo hanno assolto dall’accusa più grave, quella di concorso esterno in associazione mafiosa, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

La Procura aveva invocato una pena severa a dieci anni, ipotizzando un ruolo di “cerniera” tra imprenditoria e Cosa nostra, ma il Tribunale non ha ritenuto provata l’imputazione di mafia. Per quanto riguarda un altro capo d’imputazione, relativo alla corruzione elettorale per le Politiche del 2008, è stata esclusa l’aggravante dell’agevolazione al clan Cappello: di conseguenza, il reato è stato dichiarato prescritto. Si conclude così un dibattimento durato oltre un decennio, nato come troncone dell’inchiesta “Iblis” del Ros, parallelamente alla vicenda giudiziaria del fratello Raffaele, già definita con un’assoluzione irrevocabile.

Il dispositivo della sentenza ha definito anche le posizioni degli altri coimputati. Accolte le richieste dei pm Agata Santonocito e Antonio Fanara per il boss Enzo Aiello, condannato a quattro anni e quattro mesi, e per il geologo Giovanni Barbagallo, che dovrà scontare tre anni e due mesi per corruzione elettorale aggravata. Assoluzione piena, invece, per il boss di Palagonia Rosario Di Dio (per non aver commesso il fatto) e per il collaboratore di giustizia ed ex esponente del clan Cappello, Gaetano D’Aquino (perché il fatto non sussiste).

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.