Fontanarossa paralizzato dalla cenere vulcanica, caos per 100mila passeggeri
Sei giorni di stop a Fontanarossa per la cenere dell’Etna: oltre 700 voli cancellati o dirottati, danni fino a 24 milioni e 100mila passeggeri nel caos.
Aeroporto Catania cenere Etna: sei giorni di blocco, voli fermi fino alle 2 di domani
Arrivi e partenze sospesi fino alle 2 di giovedì 14 agosto. L’aeroporto Catania cenere Etna è il tema che domina l’estate siciliana: Fontanarossa è fermo da sei giorni perché il vento continua a spingere le emissioni vulcaniche in direzione delle piste. L’ultimo bollettino dell’INGV non lascia spazio all’ottimismo: l’attività effusiva dalle bocche eruttive è ancora ben alimentata e la nube resta orientata a sud, cioè verso lo scalo. Il bilancio al 13 agosto 2026 è pesante: oltre 700 voli cancellati o dirottati, più di 100mila passeggeri coinvolti, danni stimati per almeno 24 milioni di euro al sistema turistico.
Dentro il terminal, la situazione è ormai oltre il limite. Le persone dormono sui nastri per i bagagli, ogni angolo è diventato un giaciglio di fortuna, le code ai banchi check-in non si esauriscono.
Gli altri aeroporti siciliani sotto pressione
Il collasso di Fontanarossa ha scaricato traffico su tutti gli altri scali dell’isola. Solo nella giornata di ieri sono stati riassegnati oltre 50 voli tra Palermo, Trapani e Comiso. Quest’ultimo, che ha dovuto chiudere temporaneamente per cenere in atmosfera, dall’inizio dell’emergenza ha assorbito più di 140 voli. Anche l’aeroporto di Punta Raisi lavora oltre le proprie capacità ordinarie. Perfino Malta ha dovuto cancellare alcuni voli.
La Regione Siciliana ha chiesto alle società di trasporto su ferro e su gomma di incrementare i collegamenti tra le città e gli scali con servizi integrativi straordinari. Negli aeroporti sono stati dispiegati i volontari della Protezione civile regionale, circa 30 unità per turno, con gazebo per distribuire acqua gratuitamente e fornire informazioni sui collegamenti attivi.
La SAC nel mirino, le accuse rimbalzano alle compagnie
La SAC, la società che gestisce lo scalo catanese, è finita sotto attacco sia dal centrodestra che dal centrosinistra per quella che viene definita «l’inadeguatezza» nella gestione dell’emergenza. La società respinge le critiche e gira le responsabilità alle singole compagnie aeree, accusate di non aver fornito informazioni adeguate né assistenza ai passeggeri. Nella nota diffusa ieri, la SAC ha sottolineato di stare lavorando «insieme alle istituzioni, alla Protezione civile e agli altri scali siciliani, per supportare le compagnie aeree ad assicurare la massima continuità possibile dei collegamenti e l’assistenza ai passeggeri».
Sulla durata dello stop, la SAC aggiunge che «un fenomeno eruttivo di tale intensità e durata, verificatosi in concomitanza con il periodo dell’anno caratterizzato dai maggiori flussi di traffico aereo, rende, infatti, necessario il contributo e il coordinamento di tutti gli attori coinvolti per far fronte all’emergenza». E ancora: «la risposta coordinata di tutti gli operatori dimostra che la macchina organizzativa sta funzionando anche di fronte a un fenomeno naturale straordinario, la cui evoluzione può cambiare di ora in ora».
Musumeci rilancia il dibattito sull’aeroporto, Schifani difende la risposta della Regione
La crisi ha riaperto una discussione che torna ogni volta che l’Etna si fa sentire. Il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, ha detto senza giri di parole: «Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto». E ha ricordato che già trent’anni fa circolava l’idea di costruire un nuovo scalo nella Piana tra Catania ed Enna. Ragionamenti di lungo periodo che, per chi in questo momento è bloccato in aeroporto a fissare la parola “cancellato” sul tabellone, non hanno molto senso pratico.
Il governatore Renato Schifani ha difeso l’intervento regionale, ricordando che la Regione «pur non avendo prerogative sulla gestione del traffico aereo, ha scelto di intervenire collaborando con le società di gestione aeroportuale con collegamenti straordinari e attivando la Protezione civile».
I sindacati chiedono un piano strutturale
Cgil, Cisl e Uil Sicilia, insieme a Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti Sicilia, hanno chiesto un incontro urgente con l’assessore regionale alle Infrastrutture e i gestori degli aeroporti di Catania, Comiso, Palermo e Trapani. L’obiettivo è costruire protocolli condivisi prima della prossima crisi, non rincorrerla quando è già esplosa. Secondo i sindacati «le recenti criticità hanno evidenziato la necessità di protocolli condivisi che definiscano procedure, competenze e coordinamento tra Regione, gestori e soggetti coinvolti evitando soluzioni emergenziali ripetute».
Le richieste riguardano anche le condizioni di chi lavora in aeroporto durante l’emergenza: carichi crescenti, carenze informative e, viste le temperature di agosto, la necessità di attivare misure di protezione per i soggetti fragili nei terminal sovraffollati.
