“Liberi di scegliere”, una legge per salvare i figli della mafia

Presentata alla Camera la proposta bipartisan per proteggere minori e famiglie che rifiutano la criminalità organizzata
Roma, 15 gennaio – Strappare i bambini e i ragazzi all’ambiente mafioso e offrire loro un futuro lontano dalla violenza e dal condizionamento criminale. È questo il cuore pulsante della proposta di legge bipartisan “Liberi di scegliere”, presentata oggi nella Sala Regina di Palazzo Montecitorio alla presenza dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.

Il testo, depositato alla Camera e al Senato, introduce misure di protezione, assistenza economica e sostegno psicologico e sociale per i minori e le loro famiglie che decidono di allontanarsi dai contesti di criminalità organizzata.

Un progetto nato dalla giustizia minorile di Reggio Calabria
La proposta prende ispirazione dal progetto “Liberi di scegliere”, ideato dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria per accompagnare donne e bambini nella difficile scelta di rompere i legami con la mafia. Da quell’esperienza è nato negli anni un protocollo di intesa nazionale sottoscritto da ministeri, Direzione Nazionale Antimafia, procure distrettuali, CEI, associazioni come Libera e diverse realtà del terzo settore.

Prime firmatarie della proposta sono Chiara Colosimo (FdI), presidente della Commissione parlamentare Antimafia, e la senatrice Vincenza Rando (Pd), membro della stessa Commissione, a dimostrazione di una unità politica trasversale su un tema che tocca la coscienza collettiva.

“Spezzare la catena dell’eredità mafiosa”
“Ci siamo trovati a processare prima i padri e poi i figli – ha raccontato Roberto Di Bella, oggi presidente del Tribunale per i minorenni di Catania –. In certi contesti la cultura di mafia si eredita, si respira in casa. Ora manca solo l’ultimo tassello: una legge che trasformi quella prassi in norma.”

Un provvedimento definito “storico” da molti dei presenti, destinato a diventare un punto di riferimento nel contrasto culturale e sociale alle mafie.

L’appello di don Ciotti: “Serve una corsia preferenziale”
“Questa proposta di legge è un passaggio decisivo, ma serve una corsia preferenziale, perché è in gioco la vita di tante persone e la dignità dello Stato”, ha dichiarato don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera. “Non si tratta solo di norme – ha aggiunto – ma di proteggere chi ha il coraggio di dire no alla mafia.”

“Una legge necessaria per tutto il Paese”
Anche Piero Gaeta, procuratore generale della Corte di Cassazione, ha lodato il carattere condiviso dell’iniziativa: “È un testo coraggioso, ragionevole e proporzionato, capace di tradurre in legge una prassi giurisdizionale nata dal basso.”

La magistrata Alessandra Cerreti ha ricordato che “non è una questione solo meridionale: il fenomeno tocca anche il Nord Italia. Serve un approccio nazionale e coordinato.”

“Dare strumenti concreti a chi sceglie la legalità”
La senatrice Vincenza Rando, coordinatrice del Comitato “Cultura della legalità e protezione dei minori” in Commissione Antimafia, ha sottolineato l’urgenza del provvedimento: “Molte donne che si staccano dai clan si ritrovano sole, senza un lavoro, senza poter mandare i figli a scuola o accedere alle cure. Il legislatore ha il dovere di offrire un quadro giuridico chiaro e un aiuto concreto.”

Colosimo: “La terza via nella lotta alla mafia”
A chiudere i lavori, la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo ha invitato tutte le forze politiche a sostenere il testo: “Questa legge disegna la terza via nella lotta alla mafia: non solo repressione e confisca, ma anche prevenzione e liberazione dei figli di chi ha sbagliato. Restituire a quei minori una possibilità significa restituire speranza al Paese.”