Catania reimmagina il suo patrimonio: diciassette edifici pubblici cambiano volto
Sottoscritto l’accordo fra Agenzia del Demanio, Comune e Università di Catania per trasformare spazi inutilizzati in luoghi di cultura, giustizia e socialità. Dal Palazzo delle Poste al Castello Ursino, la città si prepara a una rigenerazione profonda con attenzione all’ambiente.
Catania compie un passo significativo nel progettare il suo futuro urbano. Tre istituzioni hanno messo la firma su un documento che ridisegna la mappa degli spazi pubblici dismessi della città, trasformandoli in occasioni di rigenerazione. L’Agenzia del Demanio, il Municipio e l’Ateneo catanese hanno siglato il Piano Città, una strategia che tocca diciassette edifici in stato di abbandono o sottoutilizzo e li restituisce alla comunità con funzioni nuove e rilevanti dal punto di vista sociale e culturale.
Al centro del programma figura il recupero dell’ex Palazzo delle Poste, che diventerà la sede della Nuova Cittadella della Giustizia. L’intervento non si limita alla ristrutturazione dell’immobile, ma prevede la creazione di uno spazio pubblico accessibile capace di dialogare con il waterfront etnea. I criteri di progettazione mettono l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale fra le priorità assolute, segnalando l’intenzione di trasformare una struttura amministrativa tradizionale in un edificio moderno dal punto di vista sia funzionale che ecologico.
Un secondo polo di grande rilevanza coinvolge l’ex educandato Regina Elena, ubicato in via Cifali, destinato a ospitare la magistratura minorile. Anche qui, accanto alla ristrutturazione dell’edificio storico, è prevista la realizzazione di uno spazio verde sostanziale, pensato per rendere gli ambienti della giustizia minorile più accoglienti e umani, in linea con i moderni standard internazionali sulla materia.
La strategia non tralascia il versante culturale e della socialità diffusa. Gli immobili dislocati in via Crociferi e via Sangiuliano verranno riconvertiti a servizi a vocazione socio-culturale, mentre il Castello Ursino, già museo, si evolverà in un vero laboratorio civico dotato di infrastrutture digitali, con l’obiettivo di combinare memoria storica e innovazione tecnologica. Questi interventi rappresentano il tentativo di distribuire funzioni di qualità su diverse zone della città, evitando concentrazioni rischiose di servizi.
Un elemento trasversale riguarda la creazione di una rete di spazi verdi e di una greenway, pensati per innalzare la qualità ambientale complessiva di Catania e favorire la mobilità sostenibile fra i vari poli di intervento. Questo aspetto testimonia come la rigenerazione non sia concepita come una serie di azioni isolate, bensì come un sistema integrato che mira a modificare gli equilibri urbani verso maggiore vivibilità e benessere collettivo.
Secondo le dichiarazioni di Alessandra dal Verme, direttore dell’Agenzia del Demanio, il Piano Città rappresenta uno strumento flessibile adottato dall’Agenzia per conciliare il patrimonio immobiliare dello Stato con i bisogni reali delle comunità locali, operando in rete con un approccio multidisciplinare che coinvolga attori pubblici e privati. Il sottosegretario di Stato Lucia Albano ha enfatizzato come gli interventi riducano gli sprechi di risorse pubbliche, migliorino l’offerta di servizi e rafforzino il legame fra amministrazioni e cittadinanza. Diciassette beni sottratti alla degradazione diventano così leve di sviluppo economico, coesione sociale e identità urbana.
