Sant’Agata patrimonio Unesco, la candidatura prende forma a Catania

La candidatura Unesco della Festa di Sant’Agata avanza: il dossier al Ministero entro ottobre, decisione attesa entro marzo 2027.

La candidatura Unesco della Festa di Sant’Agata compie un passo concreto. Ieri, nell’Auditorium Concetto Marchesi di Palazzo Platamone, è stata presentata ufficialmente la bozza per il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità. La scelta della data non è casuale: l’incontro si è svolto nel giorno del Novecentesimo anniversario del rientro a Catania delle Sacre reliquie della Vergine e Martire.

Il dossier per la candidatura Unesco della Festa di Sant’Agata

A illustrare il lavoro svolto è stato Pier Luigi Petrillo, coordinatore del comitato che ha curato il dossier. «Il lavoro dell’ultimo anno ha fatto emergere cose note ai catanesi ma da spiegare ai valutatori. È una festa travolgente che attribuisce una diversa forma di cittadinanza ai devoti ed evidenzia il legame tra la Santa, intesa come donna, e la comunità. Emerge soprattutto come la Festa sia un simbolo di forza e coraggio di chi ha saputo rifiutare l’imposizione. Un messaggio di assoluta attualità».

Petrillo ha chiarito anche le ragioni profonde della candidatura: «La grande sfida è custodire, come detto dal sindaco e dall’Arcivescovo, questa tradizione. Il senso della candidatura non è aggiungere un’altra etichetta ai tanti riconoscimenti di Catania, ma rafforzare la salvaguardia per le future generazioni».

La partecipazione dei devoti

Il dossier, adesso, torna alla città. Petrillo ha spiegato come funzionerà la fase successiva: «Da oggi parte la fase di partecipazione aperta a tutti i devoti che potranno leggerlo e arricchirlo con brevi video messaggi e tracce audio sul senso della festa. A ottobre sarà completato e consegnato al Ministero della Cultura che entro il 30 marzo 2027 dovrà decidere se candidare formalmente la festa all’Unesco».

All’incontro erano presenti anche il sindaco Enrico Trantino, Paolo Di Caro, il coordinatore del percorso Alberto Patanè, esperto in amministrazione del patrimonio culturale, e il presidente del Comitato della Festa di Sant’Agata, Carmelo Grasso.

La voce dell’Arcivescovo

Soddisfazione piena è arrivata dall’arcivescovo Renna, che ha ricordato come l’impegno sia stato corale: «Tutti abbiamo creduto, Arcidiocesi, Comune, istituzioni e realtà culturali come l’Università. Ci sono tutti gli elementi per il riconoscimento: una profonda radice culturale che affonda nei secoli e persiste, in forme diverse, dal Medioevo, dal 1126 a oggi, anno di un centenario particolare».

L’arcivescovo ha respinto ogni lettura localistica: «La Festa ha forme che si esprimono in maniera plurale con il coinvolgimento di tutte le arti, una realtà identitaria per la Sicilia e per l’Italia. Non dobbiamo pensare in termini campanilistici: questi beni, fruiti da chi passa da Catania, sono un bene per l’Europa, per l’umanità intera, come dimostra la presenza di persone da ogni dove nei giorni della festa e del nono centenario».

Un patrimonio da custodire

Fin dall’apertura dei lavori era emerso un concetto di fondo: il futuro di una comunità dipende da come sceglie di custodire ciò che ha. Per Catania, la Festa di Sant’Agata è quella scelta. La candidatura Unesco non è un punto d’arrivo, ma la strada per garantire che la tradizione sopravviva alle generazioni che verranno.