Le dinamiche di coalizione in Sicilia e il posizionamento di Sud chiama Nord

Veti incrociati nel campo progressista sull’ingresso del sindaco di Taormina, mentre la sua presenza a Caltagirone innesca tensioni tra Schifani e FdI.

Il quadro politico siciliano appare sempre più frammentato, con il leader di Sud chiama Nord che continua a rappresentare un elemento di forte instabilità per entrambi gli schieramenti. Mentre si tenta di delineare il perimetro della coalizione alternativa al centrodestra, sono Sinistra Italiana e Alleanza Verdi Sinistra a tracciare una linea rossa invalicabile. Pierpaolo Montalto, Fabio Giambrone e Alessandra Minniti chiudono nettamente all’ipotesi di un accordo elettorale, dichiarando senza mezzi termini che «con una campagna acquisti tra i delusi del centrodestra e con un’alleanza con Cateno De Luca, il campo progressista in Sicilia non esisterebbe più».

Nonostante le voci di corridoio suggeriscano trattative avanzate, non tutti nel fronte progressista condividono la chiusura totale. Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, invita a spostare il focus dai personalismi ai contenuti programmatici: «Il problema delle alleanze lo dobbiamo porre sui temi, non sulle persone. Non vedo un problema su Cateno», pur ammettendo la necessità di un confronto chiarificatore con gli alleati di Avs. Sulla stessa linea di prudenza si muove Fabrizio Micari di Italia Viva, il quale ammonisce: «Non è il momento delle fughe in avanti. Serve unità della colazione che non può essere messa in discussione con polemiche che, francamente, fanno solo il gioco di Schifani».

L’effetto destabilizzante di “Scateno” non risparmia la maggioranza. La partecipazione di Gaetano Galvagno, esponente di FdI e presidente dell’Ars, alla kermesse di De Luca a Caltagirone ha provocato l’irritazione del presidente della Regione. La frase di Galvagno, che dal palco ha ammesso che gli «dispiacerebbe non avere Cateno dalla nostra parte», ha generato frizioni palpabili tra Palazzo d’Orléans e Fratelli d’Italia. Dal partito di Giorgia Meloni, tuttavia, si fa quadrato attorno a Galvagno, ricordando che «buona parte delle fortune del presidente della Regione dipende dalla corretta e leale collaborazione del presidente dell’Ars».