La Democrazia Cristiana ritrova unità e prepara il dialogo con il presidente Schifani, mentre Fratelli d’Italia impone prudenza sul rimpasto di giunta.

La vecchia Democrazia Cristiana torna a parlare con una voce sola. Dopo settimane di polemiche e sospensioni interne, i deputati all’Ars hanno scelto la via del pragmatismo, ricompattandosi intorno all’obiettivo di un ritorno in giunta. La riunione di ieri, durata oltre due ore, ha sancito una tregua politica voluta dal segretario regionale Stefano Cirillo e dai sei deputati democristiani, decisi a presentarsi “tutti insieme” di fronte al presidente della Regione Renato Schifani.

Il caso Cirillo, finito nel mirino per una vicenda amministrativa legata al conto corrente regionale, è stato temporaneamente accantonato. Lo stesso esponente ha negato ogni irregolarità, permettendo alla Dc di tirare un sospiro di sollievo e riorientarsi dopo l’uscita di scena, forzata e giudiziariamente complessa, del suo storico riferimento Totò Cuffaro. La tregua, più che una rinascita ideologica, è un armistizio tattico: la “Nuova Dc” prova a restare in campo, nonostante tutto.

A prevalere è l’idea di una rappresentanza compatta e utile al dialogo con il governo regionale. «Ora i tempi sono maturi», ha sottolineato Ignazio Abbate, tra i principali promotori del nuovo corso. Proprio su di lui, però, pesa la chiusura di un’indagine della Procura di Ragusa su presunti rimborsi per la tromba d’aria del 2021. Abbate respinge ogni accusa, ma la notizia arriva nel momento meno opportuno, rischiando di complicare la partita per la nomina in giunta.

Schifani, dal canto suo, appare pronto a muoversi, nonostante l’ironia con cui rievoca il soprannome giovanile “freno a mano”. Gli equilibri, tuttavia, non dipendono solo da lui. Fratelli d’Italia – azionista forte del governo siciliano – chiede tempo. Da Roma è arrivato un messaggio netto: nessuna accelerazione mentre pende sulla Regione il peso delle inchieste. «Chi viene rinviato a giudizio deve farsi da parte», è la linea di Giorgia Meloni, che vuole evitare ombre sulla “questione morale”.

Il primo nome a rischiare è quello dell’assessora al Turismo Elvira Amata, oggi in udienza preliminare. Se il giudice confermasse il rinvio a giudizio, potrebbe scattare un effetto domino di dimissioni e sostituzioni. Si fanno già i nomi della senatrice Ella Bucalo e del deputato Giorgio Assenza come potenziali subentranti, mentre Massimiliano Giammusso resta osservato speciale per un eventuale ingresso in giunta.

Nel frattempo, alla finestra, resta Forza Italia, che attende l’arrivo del ministro Antonio Tajani per tentare di allentare le tensioni interne. Uno scenario in fermento, in cui la Dc spera di ritagliarsi un ruolo da protagonista. «Ascolteremo le idee del presidente e decideremo insieme», dice Cirillo. Compatti, almeno per ora.

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