Corruzione, l’assessora regionale Amata rinviata a giudizio: prima udienza a settembre

Terremoto giudiziario nel Governo regionale: l’assessora Elvira Amata rinviata a giudizio per corruzione, condanna a due anni e mezzo per l’imprenditrice Marcella Cannariato. Il Gup di Palermo ha accolto l’ipotesi investigativa di un presunto accordo illecito legato all’assunzione del nipote dell’esponente di Fratelli d’Italia in cambio di finanziamenti pubblici per un convegno della Fondazione Bellisario.

Il Gup del Tribunale di Palermo, Walter Turturici, ha disposto il rinvio a giudizio per l’assessora regionale al Turismo, Elvira Amata, con l’accusa di corruzione. La decisione è giunta al termine di una camera di consiglio durata oltre sette ore. Mentre l’esponente del governo Schifani affronterà il rito ordinario a partire dal prossimo 7 settembre, la coimputata Marcella Cannariato, che ha optato per il rito abbreviato, è stata condannata alla pena di due anni e sei mesi di reclusione.

L’ipotesi investigativa: il presunto scambio di favori

Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri Andrea Fusco e Felice De Benedittis, tra l’assessora e l’imprenditrice (già rappresentante regionale della Fondazione Marisa Bellisario) sarebbe intercorso un patto corruttivo. Nell’ipotesi dell’accusa, Elvira Amata avrebbe garantito un finanziamento pubblico di 30 mila euro per la manifestazione «Donna, Economia e Potere», svoltasi a Palermo. In cambio, Marcella Cannariato – in qualità di legale rappresentante di una società – secondo ‘accusa, avrebbe assunto il nipote dell’assessora, facendosi carico anche delle spese per il suo alloggio nel capoluogo siciliano.

Le tesi della difesa e il contesto dell’inchiesta

Nel corso degli interrogatori, Elvira Amata ha ammesso di aver sollecitato l’assunzione del congiunto a causa di un grave lutto familiare che lo aveva colpito, descrivendo il gesto come una richiesta d’aiuto mossa da un rapporto di cordialità e non come parte di un accordo illecito. Gli avvocati difensori hanno sempre negato l’esistenza di qualsiasi finalità corruttiva dietro l’operazione. Questa vicenda rappresenta una tranche di una più ampia indagine che coinvolge anche altre figure di rilievo delle istituzioni regionali, tra cui il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.

La reazione di Marcella Cannariato

Subito dopo la lettura della sentenza, l’imprenditrice ha diffuso una nota ufficiale per ribadire la propria posizione. «Prendo atto della decisione del giudice, nel rispetto del lavoro della magistratura – ha dichiarato Cannariato – ma ribadisco fermamente la mia totale estraneità ai fatti contestatimi». Cannariato, assistita dagli avvocati Vincenzo Lo Re e Giada Traina, ha annunciato l’intenzione di proseguire la battaglia legale nelle sedi opportune, dicendosi fiduciosa di poter dimostrare l’infondatezza delle accuse nei successivi gradi di giudizio. Marcella Cannariato ha sottolineato di aver mantenuto un profilo di massima discrezione durante questi mesi e ha confermato che continuerà a operare professionalmente con responsabilità. Resta ora da attendere l’avvio del dibattimento per la componente della giunta, mentre la difesa della Cannariato prepara il ricorso in appello per ribaltare il verdetto di primo grado.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.