Autostrade, l’inchiesta sui casellanti fa lievitare gli incassi del Cas
A giugno 870 mila euro in più nei tre caselli sotto indagine a Termini Imerese. La Regione stima 10 milioni extra, il Cas chiede 100 milioni.
C’è un modo molto semplice per capire quanto costava al Consorzio Autostrade Siciliane la presunta truffa dei casellanti: guardare cosa è successo agli incassi dopo che la Procura di Termini Imerese ha fatto scattare le sospensioni. A giugno, nei tre caselli di Buonfornello, Castelbuono e Cefalù sulla Palermo-Catania, sono entrati 870.618 euro in più rispetto allo stesso mese del 2025: +34%.
Un confronto rende il quadro ancora più netto. I pagamenti elettronici, quelli non manipolabili, sono cresciuti di appena 56.114 euro (da 316.413 a 372.528). Tutto il resto dell’aumento arriva dai contanti: proprio il canale al centro dell’indagine, secondo cui cinque casellanti, subito sospesi, avrebbero consegnato agli automobilisti ticket relativi a tragitti più brevi ed economici, trattenendo la differenza. Questa l’accusa.
Le stime della Regione
I dati sono arrivati ieri sul tavolo dell’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò: «I pagamenti in contanti, che normalmente valgono un terzo del totale, sono aumentati del 34%». Se il trend reggerà nella seconda metà dell’anno, la crescita degli incassi sarà «fra l’8 e l’11%», contro una media regionale che «non va oltre il 3,6%»: circa 10 milioni in più da tutti i caselli del Cas, ente in rosso da anni.
L’inchiesta era nata un anno fa da un disallineamento sui dati degli incassi: «Non erano congrui – ha ricordato Aricò – e da qui sono scattati controlli interni. Questa volta la politica è arrivata per tempo presentando un esposto alla Procura». L’assessore si attende «un allargamento dell’inchiesta ai caselli di Catania e Messina» e assicura che le verifiche riguarderanno «i caselli di tutta la Sicilia, a tutela sia del Cas che della gran parte dei suoi dipendenti che svolgono il proprio lavoro con onestà».
Il piano da 100 milioni
Intanto il Cas ha varato il piano di risanamento per arrivare al rinnovo della concessione del 2030: pedaggio sulla Siracusa-Gela e adeguamenti Istat sulle altre tratte (12-15 milioni l’anno), fotovoltaico ai bordi delle autostrade con un partner privato per tagliare i 12 milioni annui di bollette (con l’Enel il debito vale una quarantina di milioni) e, soprattutto, un soccorso della Regione da almeno 100 milioni in tre anni.
Le critiche dalla maggioranza
Sul piano piovono critiche anche da destra. Il forzista etneo Salvo Tomarchio chiede di convocare all’Ars Aricò e l’assessore all’Economia Dagnino: «Il documento approvato dal Cda del Cas evidenzia un accumulo di passività senza che siano stati attivati tempestivi correttivi. Se si rende necessario un intervento di riequilibrio di oltre cento milioni, vuol dire che la gestione ha mostrato profonde fragilità. Occorre accertare come si sia giunti a questo dissesto, chi ha la responsabilità».
Audizione urgente anche per Giuseppe Lombardo (Sud Chiama Nord): «Se oggi il Consorzio è costretto a predisporre un piano da 100 milioni significa che, negli ultimi anni, qualcosa non ha funzionato. Si sono accumulate perdite senza un adeguato controllo, segno di una gestione che merita di essere approfondita non solo sotto profilo politico amministrativo ma anche da parte degli enti competenti sia di natura economica che giuridica».
