«Liberi di Scegliere» è legge, la promessa fatta a Catania da Di Bella è mantenuta
Il Senato approva all’unanimità la norma nata dal protocollo ideato nel 2012 dal presidente del Tribunale per i minorenni di Catania. Meloni: «Un’alternativa di libertà per chi nasce in una famiglia mafiosa».
La promessa fatta giovedì scorso a Catania, in occasione della consegna dell’Ipab Educandato Regina Elena come nuova sede del Tribunale per i minorenni, è stata mantenuta. La legge «Liberi di Scegliere» è stata approvata all’unanimità dal Senato, che ha trasformato in normativa il disegno di legge per proteggere minori e giovani sotto i 25 anni, figli di famiglie mafiose, e i genitori che vogliono allontanarsi dal contesto della criminalità organizzata. Il testo, nato da una proposta bipartisan firmata dalla senatrice siciliana del Pd Enza Rando e dalla deputata e presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo, era già stato approvato alla Camera il primo luglio.
L’intuizione di Di Bella, da Catania al Parlamento
Dietro la norma c’è un percorso che parte proprio dalla Sicilia. Il protocollo che ha dato il nome alla legge nasce nel 2012 da un’idea di Roberto Di Bella, oggi presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, all’epoca alla guida dello stesso ufficio a Reggio Calabria. L’obiettivo era garantire ai minori una concreta alternativa rispetto ai contesti criminali, con un percorso protetto per chi nasce in una famiglia mafiosa senza volerne ereditare le regole. Applicato per oltre un decennio nei tribunali minorili con risultati concreti, quel protocollo è diventato il modello su cui il Parlamento ha costruito la norma nazionale.
Proprio a Catania, giovedì scorso, era arrivata la promessa che oggi trova compimento istituzionale, nel giorno stesso in cui la città ha ricevuto la nuova sede del tribunale guidato da Di Bella.
Meloni: «Onoriamo Falcone e Borsellino con i fatti»
«L’approvazione all’unanimità in Parlamento della legge che consente di allontanare donne e bambini dalle famiglie mafiose rappresenta un tassello fondamentale per innovare la legislazione antimafia costruita da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e per renderla sempre più solida ed efficace», ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per la premier, il provvedimento segna un cambio di approccio. «La legge introduce un nuovo strumento di prevenzione, che si va ad aggiungere a quanto già previsto a livello normativo e operativo sul fronte della repressione e della collaborazione. Lo Stato offrirà un’alternativa di libertà a chi nasce in una famiglia mafiosa ma non vuole crescere e diventare mafioso». E ancora: «Bambini, ragazzi e donne avranno l’opportunità di scegliere la propria strada e lo Stato garantirà loro la protezione necessaria per costruirsi altrove una vita onesta e sicura».
Meloni ha collegato l’approvazione anche alla ricorrenza che si avvicina. «Con questa legge, alla vigilia del trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, rinnoviamo ancora una volta il nostro impegno per onorare con i fatti la memoria di chi ha sacrificato ogni cosa per liberare l’Italia dal cancro mafioso».
Cosa cambia con la nuova legge
Per la prima volta viene strutturato a livello nazionale un sistema organico di protezione destinato ai minori e agli adulti che decidono di rompere con i contesti mafiosi. Il provvedimento consente di intervenire, anche attraverso limitazioni della responsabilità genitoriale quando necessario, per inserire le persone coinvolte in percorsi sostenuti da assistenza educativa, psicologica, scolastica, lavorativa ed economica. L’obiettivo dichiarato è impedire che il legame familiare diventi una condanna irreversibile.
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che si era fatto garante dell’approvazione proprio nella tappa catanese di giovedì, ha commentato: «Con l’approvazione definitiva del Senato, “Liberi di scegliere” diventa legge. È un risultato importante, raggiunto all’unanimità, che afferma un principio decisivo: nessun figlio deve essere condannato a ereditare le regole e le appartenenze criminali dei propri genitori».
Colosimo: «Celebriamo la vittoria della libertà»
La presidente della Commissione parlamentare Antimafia ha definito l’approvazione «un sogno che per anni è sembrato impossibile», spiegando che il provvedimento nasce dall’ascolto delle storie di chi ha trovato il coraggio di ribellarsi ai clan. «Oggi non celebriamo soltanto l’approvazione di una legge, oggi celebriamo la vittoria della libertà».
Anche il senatore di Fratelli d’Italia Giorgio Salvitti ha aggiunto che la riforma restituisce «la libertà a chi non l’ha mai conosciuta», offrendo ai figli delle famiglie mafiose una possibilità concreta di scegliere un percorso lontano dalla criminalità organizzata.
