Renato Schifani

Il governatore siciliano frena sul rimpasto della giunta, in attesa dell’udienza di marzo e tra nuove aperture politiche alla Dc.

A fine giornata Renato Schifani allarga le braccia. Il rimpasto dell’esecutivo regionale, inizialmente previsto per gennaio, slitta ancora. I riflettori restano puntati sulle inchieste giudiziarie che hanno investito il centrodestra, con una nuova data chiave fissata a inizio marzo, quando si terrà l’udienza preliminare per l’assessora Elvira Amata.

Durante la conferenza di fine anno, il governatore aveva espresso con chiarezza di non voler lasciare in sospeso i due assessorati di cui detiene l’interim – Famiglia ed Enti Locali – ribadendo il concetto anche ieri davanti alla stampa: «Non posso aspettare cinque o sei mesi per il rimpasto, c’è molto lavoro da fare, ma ci sono le esigenze di rappresentanza di alcuni partiti, compreso il mio, che vanno ascoltate». Tuttavia, i tempi politici e giudiziari impongono un ulteriore rinvio.

Nel frattempo, Schifani tenta una nuova apertura verso la Democrazia Cristiana, ricevuta al completo a Palazzo d’Orleans. Presenti i sei deputati e l’ex coordinatore Stefano Cirillo. I cuffariani parlano di «clima di grande apertura e collaborazione» e manifestano «la volontà di continuare a lavorare insieme con impegno e responsabilità». Un incontro che lascia intendere la volontà del governatore di chiedere un rinnovamento nel partito e volti nuovi, anche per risollevare un’immagine offuscata dalle recenti vicende.

Fonti vicine a Palazzo d’Orleans suggeriscono l’ipotesi di un nuovo contenitore politico, ma la strada verso Forza Italia rimane per ora chiusa. Più probabile un riavvicinamento alla Dc di Lorenzo Cesa, sebbene restino profonde spaccature interne tra i cuffariani. Gli autonomisti di Raffaele Lombardo mantengono il loro veto a un rientro dei cuffariani in giunta: «Il maquillage politico – tagliano corto – non basta».

A rendere il quadro ancora più incerto, un’indiscrezione proveniente da ambienti democristiani: il nome di Laura Abbadessa, circolato nei giorni scorsi, sarebbe frutto di un rinnovato dialogo tra Lombardo e il gruppo Dc, anche se il leader autonomista punta piuttosto su Massimo Russo. Lombardo, in serata, ha comunque smentito ogni contatto con la Dc orfana di Totò Cuffaro.

Resta dunque aperto il tema degli assessorati vacanti, un tempo in mano allo Scudocrociato. Schifani ha precisato che «ci sono due posti vacanti dovuti all’estromissione da parte mia della Dc dopo la vicenda che ha coinvolto Cuffaro e che non vedo l’ora di poter coprire con assessori titolari che si possano dedicare a tempo pieno». Uno di questi è il delicato assessorato al Lavoro, necessario per il confronto con Bruxelles sulla norma della decontribuzione alle imprese e sul superamento del regime de minimis, dossier finora seguito da Dagnino.

La presidenza regionale ha infine confermato che, almeno per i prossimi cinquanta giorni, sarà lo stesso governatore Schifani a gestire direttamente il rapporto con l’Unione Europea. La Sicilia resta dunque in attesa di un vero rimpasto di governo, tra equilibri da ridefinire e partiti in cerca di spazio nella futura nuova giunta.