Convenzioni sociali in Sicilia ferme al 1996: l’allarme Mpa
Primavera e Lombardo (Mpa-Grande Sicilia) depositano un’interrogazione urgente: i contratti con i Comuni siciliani non vengono aggiornati dal 1996, mentre i costi del lavoro sono cresciuti.
Interrogazione urgente all’Ars: le regole del welfare siciliano sono ancora quelle del 1996
I deputati regionali Santo Primavera e Giuseppe Lombardo, del gruppo Mpa-Grande Sicilia, hanno depositato un’interrogazione parlamentare con richiesta di risposta urgente in Commissione. Nel mirino c’è uno dei vuoti normativi più datati del welfare regionale: gli schemi di convenzione che disciplinano i rapporti tra i Comuni siciliani e gli enti gestori dei servizi socioassistenziali, sostanzialmente invariati dal 1996.
Quasi trent’anni di congelamento normativo, mentre fuori tutto è cambiato: i contratti di lavoro, i costi, le esigenze delle persone assistite.
Cooperative sociali strette tra tariffe vecchie e pagamenti in ritardo
Il quadro che emerge dall’interrogazione è quello di un settore sotto pressione da più fronti. Numerose cooperative sociali hanno segnalato ai due deputati una situazione ormai al limite: le convenzioni in vigore non tengono conto dei reali costi del lavoro, e molti enti locali accumulano ritardi nei pagamenti che, in alcuni casi, superano i due anni.
«Non è più sostenibile, né sotto il profilo economico né sotto quello sociale, continuare a garantire servizi essenziali facendo riferimento a parametri vecchi di quasi trent’anni», dichiarano Primavera e Lombardo.
Il contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali è stato rinnovato più volte negli anni. L’ultimo rinnovo, nel 2024, ha introdotto ulteriori incrementi salariali che gli enti gestori sono obbligati ad applicare. Ma le tariffe riconosciute dalle convenzioni sono rimaste ferme. Il risultato è un disavanzo strutturale che pesa sulle organizzazioni che ogni giorno erogano assistenza.
«Nel frattempo, il costo del lavoro è profondamente cambiato, il contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali è stato rinnovato più volte e, da ultimo, nel 2024 ha introdotto ulteriori incrementi salariali che gli enti gestori sono obbligati a rispettare. È impensabile che le convenzioni continuino a ignorare questi costi».
A rischio anziani, disabili e minori: chi paga il conto dell’inerzia
Dietro i numeri ci sono persone. Anziani, persone con disabilità, minori, cittadini non autosufficienti: è a loro che si rivolgono i servizi a rischio. Primavera e Lombardo non usano mezze parole: «Questa situazione rischia di compromettere la continuità di servizi fondamentali rivolti ad anziani, persone con disabilità, minori e cittadini non autosufficienti. Non possiamo consentire che siano proprio le fasce più fragili della popolazione a pagare il prezzo dell’inerzia amministrativa».
Un’inerzia che ha un nome preciso: il Decreto Presidenziale n. 158 del 1996, rimasto in vigore senza aggiornamenti, e la legge regionale n. 22 del 1986, che prevede poteri di vigilanza regionali finora non esercitati a sufficienza secondo i due parlamentari.
Cosa chiede l’interrogazione alla Regione siciliana
L’atto parlamentare pone tre questioni al Governo regionale. La prima: spiegare perché il D.P. 158/1996 non sia ancora stato aggiornato. La seconda: verificare se i poteri di vigilanza previsti dalla legge regionale 22/1986 vengano effettivamente esercitati. La terza: garantire che le convenzioni vengano applicate in modo uniforme su tutto il territorio siciliano.
I due deputati chiedono anche l’attivazione dei poteri sostitutivi nei confronti degli enti locali inadempienti, strumento previsto dalla normativa vigente ma raramente utilizzato. «Occorre un intervento immediato della Regione per adeguare gli schemi convenzionali ai reali costi del lavoro, garantire l’equilibrio economico degli affidamenti e tutelare sia i lavoratori delle cooperative sociali sia gli utenti dei servizi. La qualità dell’assistenza passa anche dalla sostenibilità delle strutture che ogni giorno operano sul territorio».
