Lo spettro delle elezioni anticipate spaventa i deputati del centrodestra siciliano, ma nessuno all’ARS è pronto a scommettere che la legislatura arrivi a scadenza naturale. Schifani si dice determinato a restare, ma a Roma si cerca una “nobile exit strategy” per il governatore. E in pole position per la candidatura alla presidenza in caso di elezioni anticipate c’è già un nome: Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera.
Le parole del commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo hanno acceso più di un dubbio. Intervistato da Live Sicilia, alla domanda se la candidatura di Schifani resti possibile, il commissario risponde «mi pare ovvio», aggiungendo che se ne parlerà «quando arriverà il momento» con «il presidente, con il partito nazionale e con gli alleati». Nella coalizione in tanti hanno letto in quelle parole un replay dello «stai sereno» che Matteo Renzi rivolse a Enrico Letta. Nel frattempo, Giovanni Donzelli, in tour elettorale in Sicilia, è stato esplicito: «Non siamo abituati a governicchiare. O ci sono le condizioni, o si va a casa». Stessa posizione espressa dal capogruppo Giorgio Assenza a Sala d’Ercole. Da quel che filtra tra i “fratelli”, Donzelli sarebbe arrivato in Sicilia con le idee già abbastanza chiare, dopo consultazioni a Roma che avrebbero incluso anche un passaggio con il presidente dell’ARS Gaetano Galvagno.
Il rebus delle dimissioni e l’exit strategy
Difficilmente si potranno convincere i deputati all’ARS a dimettersi per tornare alle urne: per i partiti nazionali l’effetto trascinamento delle Politiche garantisce consensi e seggi in più, mentre elezioni anticipate avvantaggerebbero i partiti territoriali come MPA, DC o il Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Per questo a Roma si lavora su una seconda ipotesi: trovare una nobile uscita per Schifani stesso. Qualcuno avanza l’ipotesi di un posto alla guida di un dicastero, ma dal quartier generale di FdI frenano: è già accaduto con l’ex governatore Nello Musumeci, difficilmente ci sarà un bis. Si guarda allora al Consiglio di Stato, alla Corte Costituzionale, persino al CSM.
Il fattore Mulè
In pole position per la candidatura alla presidenza in caso di elezioni anticipate c’è Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e coordinatore nazionale della campagna referendaria, che ha acquistato credito con la famiglia Berlusconi. Lo stesso vicepremier Antonio Tajani, la cui leadership appare meno solida che in passato, sarebbe pronto a favorire un cambio di guardia rapido alla guida della Regione: un’operazione che avrebbe il vantaggio collaterale di bloccare l’ascesa nazionale di Mulè, confinandolo per cinque anni in quello che i vertici del centrodestra considerano «il granaio siciliano». Mulè, non a caso, avrebbe dato una disponibilità a tempo: sarebbe a disposizione della coalizione solo se il voto avvenisse entro l’autunno. Oltre quel termine, la sua disponibilità potrebbe venire meno.
