Sentenza Tar sul Piano portuale di Catania: Mpa rilancia sul ruolo del Consiglio comunale

Il Tar annulla parte del Piano portuale di Catania: i consiglieri Brucchieri e Latino chiedono stop e confronto aperto sul waterfront.

Latino - Brucchieri

Il Tar annulla parte del Piano regolatore portuale

Il Tribunale amministrativo regionale di Catania ha accolto il ricorso presentato da alcune associazioni ambientaliste contro il Piano regolatore portuale della città, dichiarando la nullità parziale del documento per le previsioni che andavano oltre i confini di competenza territoriale dell’Autorità di sistema portuale. Una sentenza che rimette in discussione una parte della pianificazione del porto etneo e che riapre il dibattito sul futuro del waterfront catanese.

A commentare la decisione sono due consiglieri comunali di Mpa Grande Sicilia: Bruno Brucchieri, appena nominato capogruppo al posto di Orazio Grasso — passato al ruolo di assessore dopo una riunione interna del gruppo, alla quale hanno partecipato anche il consigliere Sebastiano Anastasi e lo stesso Grasso — e Simona Latino, nominata vicecapogruppo.

«Le nostre preoccupazioni non erano strumentali»

Per Brucchieri e Latino, la sentenza è una conferma di quanto sostenuto durante l’iter del Piano. «La sentenza del Tar di Catania rappresenta una conferma importante della fondatezza delle osservazioni che abbiamo sostenuto durante l’esame del Piano regolatore portuale. Non si trattava di posizioni pregiudiziali o di una contrarietà allo sviluppo del porto, ma di rilievi politici, tecnici e amministrativi posti nell’interesse della città e del suo territorio».

I due consiglieri ricordano di aver sollevato obiezioni precise: la delimitazione delle aree, la tutela della Scogliera d’Armisi e della foce del torrente Acquicella, l’impatto delle nuove volumetrie e la necessità di un’integrazione reale tra porto e città. «Le successive osservazioni ministeriali e oggi la sentenza del Tar dimostrano che quelle preoccupazioni non erano strumentali, ma poggiavano su questioni concrete».

Il porto non può essere «uno spazio separato dalla città»

Brucchieri e Latino non mettono in discussione il valore strategico dello scalo. Il punto, spiegano, è come viene gestita la sua trasformazione. «Il porto è una risorsa strategica e deve diventare un autentico motore di crescita economica, turistica e occupazionale. Proprio per questo, la sua pianificazione deve rispettare pienamente le competenze istituzionali, la legalità degli atti, l’ambiente e il diritto dei catanesi a riappropriarsi del proprio rapporto con il mare. Non può essere considerato uno spazio separato dalla città, né possono essere imposte trasformazioni calate dall’alto».

Una posizione che si traduce in una richiesta concreta al Consiglio comunale di Catania: rientrare nel processo decisionale prima che le cose vengano decise altrove.

La richiesta: stop alle previsioni nulle e confronto aperto

Dopo la sentenza, i due consiglieri chiedono che l’Aula venga coinvolta senza ritardi. «Chiederemo che l’Aula venga informata con tempestività sulle conseguenze del pronunciamento e sugli adempimenti che dovranno essere adottati. Occorre sospendere qualsiasi iniziativa riferibile alle previsioni dichiarate nulle e aprire un confronto trasparente con il Comune, l’Autorità portuale, le associazioni e le rappresentanze sociali ed economiche. Il Consiglio comunale non può limitarsi a prendere atto di decisioni già definite, deve partecipare alla costruzione del futuro del waterfront».

In sostanza, Brucchieri e Latino chiedono che la politica locale riprenda il controllo di un dossier che, secondo loro, è stato gestito troppo a lungo senza un reale coinvolgimento dell’assemblea elettiva. La sentenza del Tar, in questo senso, diventa l’occasione per rimettere in discussione non solo il Piano portuale, ma anche le modalità con cui decisioni di questo peso vengono prese a Catania.