Assifero a Catania, le voci dell’alleanza per la Sicilia
All’Assemblea di Assifero a Catania università e fondazioni convergono: «La Sicilia ha risorse inaspettate». Le voci di Scalisi, Danieli, Perdichizzi e Carazzone.
Antonio Danieli - Lina Scalisi - Antonio Perdichizzi - Carola Carazzone
Per due giorni Catania diventa la capitale della filantropia italiana. L’Università di Catania ospita l’Assemblea Nazionale 2026 di Assifero, l’associazione che riunisce le fondazioni e gli enti filantropici del Paese, attorno al tema «La filantropia italiana alla prova del nostro tempo. Ruolo e contributo distintivo per una società giusta, equa e plurale». Un appuntamento costruito con Fondazione Marea e Isola Catania, con il supporto di Fondazione Con il Sud, Fondazione EOS, Fondazione Snam ETS e UniCredit Foundation, che porta nell’Isola un sistema in piena crescita: 29 nuovi associati in un anno e una capacità filantropica aggregata stimata in circa 400 milioni di euro l’anno.
Ma più dei numeri, a colpire è il filo che lega gli interventi della prima giornata: la convinzione che il futuro del Mezzogiorno non si gioca più da soli. Lo hanno ribadito, ciascuno a modo proprio, l’ateneo, le fondazioni e i vertici di Assifero. Quattro voci diverse per una stessa tesi: la Sicilia ha più risorse di quante creda, ma servono alleanze nuove per metterle a frutto.
L’università: «Un’attenzione politica al Terzo Settore»
A dare il tono è stata la prorettrice vicaria Lina Scalisi, che ha rivendicato un impegno preciso dell’università: «Sul terzo settore, da parte di questa governance, c’è un’attenzione particolare, un’attenzione che è politica, nel senso più alto del termine». Un’attenzione calata dentro la grande trasformazione in corso, dove la rivoluzione tecnologica si scontra con le fragilità dei territori. Da qui la sua proposta di metodo: «Vorrei che la sussidiarietà fosse un metodo, un metodo che mettesse insieme le istituzioni, le imprese e gli enti filantropici, perché si lavora insieme in una cultura della corresponsabilità sociale». E un monito che ribalta lo stereotipo del Sud come terra di sole mancanze: «Questi territori hanno risorse inaspettate, che non vanno giocate soltanto sul piano locale».
Danieli: «Da qui passa il rinascimento dell’Italia»
Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Assifero, Antonio Danieli, che ha legato il momento al Piano nazionale per l’economia sociale, atteso a breve. Per lui è un’occasione storica: «Penso che per l’economia sociale passerà il rinascimento dell’Italia». In questo scenario, ha spiegato, «le fondazioni e gli enti filantropici potranno assolvere sempre di più al ruolo di catalizzatori e di enzimi per l’evoluzione di nuovi sistemi di welfare evoluti e sostenibili per il Sistema Paese». Un’idea di filantropia che non si limita a erogare denaro, ma costruisce processi, dentro una visione che Danieli sintetizza così: «Nessuno ce la fa da solo».
Perdichizzi: la Sicilia, un «laboratorio» di contrasti
Il radicamento nell’Isola lo ha rivendicato con orgoglio Antonio Perdichizzi, presidente di Fondazione Marea: «Che Assifero scelga Catania per la propria Assemblea è una testimonianza molto forte: le sfide più complesse, come spopolamento, diseguaglianze, fragilità territoriali, chiedono alleanze nuove tra filantropia, Terzo Settore, pubblico e privato». La Sicilia, ha aggiunto, «si propone come il luogo dove si sperimentano modelli e processi, in particolare nell’ambito dell’economia sociale». Una terra che Perdichizzi descrive come un «laboratorio» di contrasti potenti, dove convivono crescita e disuguaglianze, turismo e spopolamento. È la scommessa di Marea, primo esempio nel Paese di social lending, che ha scelto di non bussare alle grandi fondazioni: «Inneschiamo le persone con le loro donazioni filantropiche, ma anche con le loro competenze e il volontariato».
Carazzone: la filantropia delle competenze
A chiudere il cerchio, la segretaria generale di Assifero, Carola Carazzone, che ha riportato il discorso sul senso profondo della filantropia: una risorsa che offre «non soltanto risorse finanziarie, ma anche risorse relazionali, di conoscenza, di competenze, di capitale sociale». Una filantropia costruita sulla fiducia, lontana dalla logica dell’elemosina, capace di valorizzare le competenze e «i tantissimi eroi» del Terzo Settore: «e la Sicilia ne è piena».
Messe in fila, queste parole disegnano qualcosa di più di una cerimonia. Disegnano un patto possibile: l’università che apre i saperi al territorio, le fondazioni che rischiano capitale paziente, il volontariato che mette in campo competenze, le istituzioni chiamate a fare la loro parte. La distanza tra le buone intenzioni e i risultati, lo sappiamo, è enorme. Ma se quel patto reggerà, le «risorse inaspettate» di cui ha parlato Scalisi potranno finalmente diventare visibili. E la Sicilia, da terra raccontata per ciò che le manca, potrà cominciare a raccontarsi per ciò che sa costruire.
