Riforma Sanità Sicilia: nuovi Ospedali di Comunità e regole Intramoenia 2026
Medici e infermieri - (cataniaoggi.it-pexels)
Al via 39 Ospedali di Comunità a gestione infermieristica e nuove regole rigide per l’intramoenia: l’obiettivo è abbattere le liste d’attesa.
La sanità siciliana si appresta a vivere una stagione di profonde riforme strutturali e regolamentari. Due provvedimenti distinti, ma convergenti, ridisegnano il volto dell’assistenza nell’Isola: da un lato la nascita di una rete capillare di cure intermedie, dall’altro una rigorosa regolamentazione dell’attività libero-professionale dei medici all’interno delle strutture pubbliche.
La rete territoriale: arrivano gli Ospedali di Comunità
Entro il 30 giugno 2026, la Sicilia si doterà di 39 Ospedali di Comunità. Il decreto firmato dall’assessore alla Salute, Daniela Faraoni, traccia le linee guida di questo nuovo modello assistenziale che funge da “cuscinetto” tra il ricovero ospedaliero per acuti e l’assistenza domiciliare. La grande novità risiede nell’assetto organizzativo: saranno strutture a bassa intensità clinica ma ad alta intensità assistenziale, dove la figura centrale sarà l’infermiere e non il medico.
Le linee guida prevedono moduli da 15 a 40 posti letto (con stanze da 2 a 4 degenti) gestiti da un team standard di 7-9 infermieri presenti sette giorni su sette, supportati da 4-6 operatori socio-sanitari. La presenza medica sarà limitata a 4-5 ore al giorno per sei giorni alla settimana.
Questi presidi sono destinati a pazienti che non necessitano di tecnologie ospedaliere complesse ma di sorveglianza continuativa impossibile da garantire a casa: persone con patologie croniche riacutizzate, post-ictus in fase riabilitativa, o pazienti con traumi lievi.
Attività intramuraria: equità e trasparenza
Parallelamente, il governo regionale interviene con decisione sull’attività intramoenia (ALPI). Il Presidente della Regione, Renato Schifani, ha commentato il nuovo decreto che aggiorna una normativa ferma da oltre dieci anni, con l’obiettivo di «ridurre le distorsioni accumulate negli anni e garantire un accesso più giusto alle cure».
Il principio cardine è il riequilibrio tra pubblico e privato: il volume delle prestazioni libero-professionali non potrà mai superare quello delle attività istituzionali. In pratica, le aziende sanitarie dovranno fissare volumi minimi di attività pubblica per ogni medico, che diventeranno automaticamente il tetto massimo invalicabile per l’attività privata intramuraria.
«È un’operazione complessa ma necessaria», ha sottolineato l’assessore Faraoni, evidenziando come le nuove regole impongano sistemi distinti di prenotazione e incasso, oltre a controlli trimestrali. È prevista anche una “pulizia” delle liste d’attesa: le direzioni generali dovranno eliminare le prenotazioni che risultano già erogate in regime libero-professionale, per evitare che i tempi di attesa risultino falsati da prestazioni non più necessarie. Tutte le autorizzazioni già concesse saranno riesaminate entro 30 giorni.
