Librino, la rivoluzione gentile di Antonio Presti: tremila bambini e le Candelore per il Roseto di Sant’Agata
Librino fiorisce nel segno di Sant’Agata: tremila bambini e il mecenate Antonio Presti inaugurano il Roseto, un’opera monumentale contro la rassegnazione.
Il “miracolo” della bellezza in periferia: per la prima volta le Candelore sfilano nel quartiere. Schifani: “Motore di crescita”. Trantino: “Esiste una sola città”.
Ci sono luoghi dove la bellezza non è un semplice orpello estetico, ma una necessità vitale, un argine al degrado dell’anima. A Librino, quartiere simbolo delle contraddizioni e delle speranze di Catania, il futuro ha oggi il profumo delle rose e il volto di una comunità che ha deciso di riscrivere il proprio destino. È in questo scenario di rinascita che la Fondazione Antonio Presti ha inaugurato il “Roseto di Sant’Agata”, il nuovo tassello del Museo a cielo aperto MAGMA. Un evento che ha visto la partecipazione delle massime autorità, dal sindaco Enrico Trantino agli assessori Pesce, Petralia e Guzzardi, ma che ha trovato la sua vera forza in un’onda colorata e rumorosa: oltre tremila bambini delle scuole del quartiere hanno invaso gli spazi, trasformando l’inaugurazione in una festa di popolo.
L’evento segna il culmine di giorni storici per il quartiere. Il 29 e 30 gennaio, infatti, per la prima volta nella storia, le Candelore hanno varcato i confini del centro storico per sfilare tra i palazzi di Librino. Undici cerei votivi, con la loro tradizionale “annacata”, hanno sancito che non esistono periferie nella devozione: «Esiste una sola città e questa di Librino radunata dalla Fondazione Antonio Presti ne è la concreta testimonianza», ha sottolineato il sindaco Trantino, ribadendo che «il cuore di Catania che batte per la sua Santa Patrona è uno solo».
Il Roseto, ispirato al detto popolare «Hai a bucca comu ’na rosa», è un monito contro la violenza verbale e fisica, un invito alla gentilezza che si integra con la monumentale Porta dei Sogni. Qui, tremila mattonelle in terracotta decorate dai bambini e le nuove installazioni della Luna e delle Stelle di Filippo Messina creano un archivio vivente di desideri. «Bisogna educare i bambini a piantare rose per imparare a custodire la fragilità», ha spiegato il mecenate Antonio Presti. «Un fiore cresce solo se qualcuno se ne prende cura, così come una comunità cresce se impara a proteggere ciò che è delicato».
Un plauso all’iniziativa è giunto anche dal governatore Renato Schifani, che ha definito queste opere la dimostrazione di come «la bellezza possa diventare motore di crescita civile e sociale». Il progetto, tutelato da un Comitato Tecnico-Scientifico, si configura come un grande intervento di rigenerazione non solo urbana, ma umana, dove la fragilità, come ricordato da Padre Orazio Bonaccorsi, diventa il punto di partenza per cercare la luce.
