Corsa contro il tempo per salvare il turismo: il nodo dei fondi e lo scontro sulle assicurazioni
L’urgenza dei fondi, il nodo del commissario straordinario e le polemiche sulle assicurazioni: la politica alla prova del nove per salvare la stagione estiva e l’economia dell’Isola.
La devastazione lasciata dal passaggio del ciclone Harry sulla costa jonica siciliana non ha spazzato via solo strade, ferrovie e attività commerciali; ha messo a nudo la fragilità di un sistema che ora deve correre contro il tempo. Mentre il fango si asciuga, emerge nitida la consapevolezza che la partita per la Sicilia non si gioca solo sul ripristino delle infrastrutture, ma sulla tenuta stessa del suo tessuto economico, a partire dal turismo. «La natura non ci ha voluto bene», ha sintetizzato con amarezza il presidente della Regione, Renato Schifani, durante i sopralluoghi tra le macerie di Santa Teresa di Riva e Taormina. Una frase che racchiude il dolore di un territorio, ma che deve necessariamente lasciare spazio all’azione immediata.
Lunedì sarà il giorno della verità a Roma, con il Consiglio dei Ministri chiamato a deliberare lo stato di emergenza. La premier Giorgia Meloni, dopo un vertice con i governatori delle regioni colpite, ha garantito «un iniziale stanziamento per far fronte alle immediate necessità». Un segnale di vicinanza indispensabile, ma che rappresenta solo il primo passo di un percorso a ostacoli. La vera sfida, quella che Schifani definisce una «scommessa da vincere a tutti i costi», riguarda la velocità della ricostruzione. Non ci si può permettere un’opera faraonica che duri anni: significherebbe condannare a morte le imprese turistiche che si preparano, con fatica, alla prossima stagione.
Il nodo cruciale è politico e amministrativo: la gestione della seconda fase, quella post-emergenziale. Il governatore siciliano è stato chiaro: serve un commissario straordinario con poteri in deroga, una figura tecnica di alto profilo capace di bypassare le pastoie burocratiche. «È presto per parlare di nomi – sottolinea – verrà individuato dal governo nazionale, affinché operi in deroga per velocizzare i tempi. Una persona qualificata, autorevole, dotata di esperienza che sia garanzia del raggiungimento degli obiettivi». A Roma si sussurra di un “modello Bertolaso”, ma dietro le quinte si consuma già un braccio di ferro sotterraneo tra Fratelli d’Italia e Forza Italia su chi debba indicare questo super-tecnico. Con le elezioni Regionali che si profilano all’orizzonte tra poco più di un anno, la ricostruzione rischia di diventare terreno di scontro elettorale.
E mentre la politica discute di nomine, il territorio fa i conti con i paradossi normativi. Ha sollevato un vespaio la dichiarazione del ministro Nello Musumeci riguardo l’obbligo assicurativo per le imprese contro le calamità. Confesercenti ha risposto duramente, evidenziando una falla nel sistema: «Quell’assicurazione non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti dopo i danni provocati dal ciclone Harry». Il rischio, concreto, è che chi si è assicurato si veda negare il rimborso privato perché l’evento non è coperto, ma possa accedere ai fondi pubblici, mentre chi non ha stipulato la polizza rischi di rimanere escluso dai ristori statali. Un cortocircuito burocratico che va risolto immediatamente per non aggiungere beffa al danno.
Sul fronte dei trasporti, la situazione rimane critica. Se la linea Palermo-Catania torna a respirare, la ferita sulla tratta Taormina-Messina resta aperta. «Sono già in fase di allestimento i cantieri fra Giampilieri e Alì Terme, a Scaletta, Sant’Alessio, Letojanni e Taormina», assicurano da Ferrovie, ma serviranno settimane per tornare alla normalità. Settimane che pesano come macigni sugli albergatori di Taormina e dintorni, preoccupati dalle disdette e dall’incertezza.
In questo scenario complesso si inserisce anche la provocazione del Partito Democratico, che con Elly Schlein e Anthony Barbagallo propone di stornare i 918 milioni destinati al Ponte sullo Stretto per finanziare la ricostruzione. «La premier ha risposto ieri di no: non possiamo davvero sperare di avviare i lavori del Ponte nel 2026. E allora si utilizzi la quota di fondi riferita a questa annualità per ricostruire le zone colpite dal ciclone». Una proposta che il governo ha già respinto, ma che tiene vivo il dibattito sulle priorità di spesa.
Resta, sullo sfondo, la necessità di un ripensamento urbanistico radicale. Schifani ha toccato un punto nevralgico quando ha affermato: «Mi sto rendendo conto che i danni al turismo che possono derivare dalla non fruibilità di molti alberghi, come quelli della zona di Taormina, sono notevoli». Non basta ricostruire dov’era e com’era. «Dobbiamo essere realisti, è cambiato il clima, non possiamo pensare a ristoranti che poggiano sul mare con le palafitte… Bisogna cambiare filosofia architettonica e urbanistica delle coste». Questa è forse la sfida più grande: accettare che il cambiamento climatico impone nuove regole, e che ignorarle significa prepararsi al prossimo disastro.
