Pedara, arresto per violenza sessuale e sequestro di persona

Una donna di 35 anni è scappata all’alba dalla caserma di Pedara raccontando ai carabinieri le violenze subite dal compagno 40enne.

Una donna di 35 anni ha raggiunto la caserma dei carabinieri alle 7:30 del mattino, in evidente stato di shock, raccontando ai militari di essere stata sequestrata e violentata dal compagno nella notte. Poche ore dopo i carabinieri hanno arrestato l’uomo, un 40enne residente a Gela, in provincia di Caltanissetta, con l’accusa di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni personali.

Il racconto della vittima ai carabinieri

Secondo quanto riferito dalla donna ai militari, il rapporto con il compagno, conosciuto da qualche mese e che da tempo conviveva con lei nella sua abitazione, sarebbe stato segnato da gelosia, possessività e violenza. Episodi mai denunciati in precedenza avrebbero spinto la 35enne a interrompere la convivenza, riportando l’uomo a casa sua a Gela. Proprio il giorno prima dei fatti la donna lo avrebbe accompagnato personalmente, per poi cedere alla sua insistenza e concedergli un’ultima serata insieme. I due avrebbero cenato a Catania, rientrando a Pedara in tarda serata.

La notte di violenza secondo la ricostruzione

Da quel momento, secondo il racconto della vittima, sarebbero ricominciate le violenze. L’uomo, geloso perché la donna stava usando il cellulare e sospettando altre relazioni, l’avrebbe aggredita sotto la minaccia di un coltello, strappandole i vestiti e strangolandola con un paio di leggins. Le avrebbe poi premuto un cuscino sul volto fino quasi a soffocarla e le avrebbe tappato la bocca con del nastro da imballaggio. Dopo averle sottratto il telefono, l’avrebbe chiusa in camera da letto trattenendo le chiavi e l’avrebbe costretta a rapporti sessuali non consensuali.

La donna, terrorizzata e di fatto sequestrata in casa, avrebbe atteso l’alba. Approfittando del sonno dell’aggressore, sarebbe riuscita a recuperare le chiavi e a fuggire, raggiungendo a piedi la caserma di Pedara.

L’identificazione e l’arresto

Sulla base del racconto della vittima, i carabinieri si sono precipitati nell’abitazione, dove hanno trovato ancora l’uomo. Quest’ultimo avrebbe fornito ai militari false generalità, cercando di giustificare la propria presenza nella casa. L’identificazione è avvenuta comunque grazie al ritrovamento della sua carta d’identità in una scatola di cartone. I carabinieri hanno accertato inoltre che l’uomo era già sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di Gela.

Sulla scorta degli indizi raccolti, i militari hanno arrestato in flagranza il 40enne, ritenuto responsabile secondo l’accusa dei reati di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni personali. I militari lo hanno messo a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha disposto l’accompagnamento alla casa circondariale di Catania Piazza Lanza. Dopo la convalida dell’arresto, per l’uomo è stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere, dove attualmente si trova.

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.