Sicilia, il primo partito è l’astensione: il 39% non voterebbe
Sondaggio Keix: il 39% rinuncerebbe alle urne. Tra chi vota, Controcorrente di La Vardera primo partito; tra i leader La Vardera davanti a De Luca.
Se i siciliani fossero chiamati alle urne domani, il duello per la guida della Regione sarebbe tra Ismaele La Vardera e Cateno De Luca. È la fotografia che emerge da un sondaggio dell’istituto Keix, realizzato tra il 7 e il 10 maggio 2026 con 1.003 interviste nei comuni al voto sopra i 20mila abitanti. Un dato, su tutti, racconta il clima: il gradimento medio per la classe politica siciliana si ferma a 4,8 punti su dieci, sotto la sufficienza.
La classifica dei leader
In testa c’è La Vardera, accreditato tra il 23 e il 25% delle preferenze, seguito da De Luca, tra il 18 e il 20%. Solo terzo il presidente della Regione Renato Schifani, in un intervallo tra il 16 e il 18%. Sono dunque i leader dei due movimenti antisistema a convincere più degli schieramenti tradizionali, che restano oltre il podio.
Al quarto posto il coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola (9-11%). Tra il 5 e il 6% si attestano il segretario della Cgil Sicilia Alfio Mannino, l’eurodeputato M5S Giuseppe Antoci e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Chiudono, tra il 3 e il 4%, il dem Antonello Cracolici, presidente dell’Antimafia, e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, che ha perso quotazioni dopo la vicenda giudiziaria che lo vede accusato di peculato.
I partiti e il record dell’astensione
Guardando ai soli simboli, a vincere è ancora il partito dell’astensionismo: il 39% degli aventi diritto rinuncerebbe a votare. Tra chi andrebbe alle urne, il movimento Controcorrente di La Vardera raccoglierebbe il 22-24%, davanti a Forza Italia (14-16%) e al Movimento 5 Stelle (13-15%). Solo quarto Fratelli d’Italia (9-11%), appena sopra il Partito democratico (8-10%) e Sud chiama Nord di De Luca (7-9%).
Più indietro, e potenzialmente sotto lo sbarramento del 5% per l’Ars, si collocano tra il 3 e il 4% Azione di Carlo Calenda, l’Mpa di Raffaele Lombardo e la Lega a trazione Luca Sammartino. Udc e Dc, quest’ultima reduce dall’addio dell’ex presidente Laura Abbadessa, si fermano tra il 2 e il 3%, mentre Avs, Italia Viva e +Europa chiudono tra l’1 e il 2%.
La rilevazione, già circolata nelle segreterie, preoccupa tanto il campo progressista quanto il centrodestra. I posizionamenti in vista delle Regionali sono ai nastri di partenza. Un’avvertenza, però, vale per tutti i numeri: si tratta in larga parte di voto d’opinione, che i grandi portatori di preferenze candidati nelle singole liste potrebbero ribaltare con facilità.
