Ciclone Harry, la Sicilia conta i danni. Schifani scuote i dirigenti: “Uscite dai palazzi”

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Il governatore sprona la burocrazia dopo il ciclone Harry: priorità al turismo e ai ristori immediati tramite Irfis.

La conta dei danni è iniziata, ma la vera sfida non è matematica, è amministrativa. La Sicilia si risveglia ferita dopo il passaggio del ciclone Harry, un evento atmosferico che ha flagellato la costa ionica lasciando dietro di sé detriti, infrastrutture sbriciolate e un’economia turistica con il fiato sospeso. Al termine di una lunga giornata di sopralluoghi tra i comuni del Catanese, il presidente della Regione, Renato Schifani, ha tracciato una linea netta sulla sabbia, metaforica e reale: la ricostruzione non può attendere i tempi biblici della burocrazia ordinaria.

Il messaggio lanciato dal capoluogo etneo è inequivocabile e segna un cambio di passo nella gestione delle emergenze sull’Isola. Non basta la conta dei danni, che secondo le prime stime potrebbero superare il miliardo e mezzo di euro; serve una rivoluzione nell’approccio dirigenziale. «Dobbiamo semplificare le procedure e la dirigenza regionale deve assumersi le proprie responsabilità», ha tuonato Schifani dal palazzo della Prefettura di Catania, dove ha presieduto un vertice operativo con il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, il prefetto Pietro Signoriello e i sindaci dei comuni colpiti, tra cui il primo cittadino metropolitano Enrico Trantino.

L’imperativo è l’operatività sul campo. Il governatore ha dipinto l’immagine di una macchina amministrativa che deve abbandonare le comodità degli uffici per calarsi nel fango e nelle necessità reali dei territori. «I dirigenti dovranno lasciare le scrivanie ed essere operativi sui territori, adottando una mentalità pratica e fattiva, pur nel rispetto della legittimità dell’azione amministrativa». Una dichiarazione che suona come una moral suasion interna, volta a scardinare quella lentezza procedurale che spesso, nel Mezzogiorno, trasforma le calamità naturali in disastri economici permanenti.

La strategia operativa prenderà forma concreta lunedì mattina, con un vertice che precederà la partenza del governatore per Roma, dove il Consiglio dei Ministri decreterà lo stato di emergenza. L’obiettivo è istituire una «catena di comando interna che velocizzi le procedure». La Regione intende fornire direttive chiare a cittadini e imprese, quasi un manuale di sopravvivenza burocratica per avviare immediatamente il ripristino dei luoghi.

Sul fronte economico, la preoccupazione principale riguarda il Pil turistico. Con la stagione balneare non così lontana, il rischio è che i lidi e le strutture ricettive non riescano a ripartire in tempo. Per questo, Schifani ha annunciato l’intenzione di utilizzare il braccio finanziario della Regione. «Ho intenzione di attivare l’Irfis perché l’istituto finanziario della Regione si è già dimostrato efficiente ed efficace nell’erogazione di fondi e ristori», ha spiegato il presidente. Si cerca di scongiurare il collasso di un comparto vitale, intervenendo con celerità per «lenire le sofferenze degli imprenditori che vedranno ridotto il loro reddito».

Ma dove si troveranno le risorse per una devastazione di tale portata? Il piano finanziario è complesso. Oltre ai fondi regionali e nazionali, lo sguardo è rivolto all’Europa. Schifani non ha nascosto i timori sull’entità del disastro: «Probabilmente avremo un danno che supererà il miliardo e mezzo di euro». Una cifra monstre che potrebbe paradossalmente facilitare l’accesso al Fondo di solidarietà dell’Unione Europea, che richiede una soglia di danno non inferiore all’1,5% del Pil regionale. Parallelamente, si lavora al recupero delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), definanziando opere ferme al palo per dirottare liquidità sulla ricostruzione urgente.

Dal punto di vista politico, il fronte istituzionale appare compatto. Schifani ha spazzato via le voci di possibili frizioni con Roma sulla nomina del Commissario per l’emergenza. «Sorrido alle polemiche che ho letto su alcuni organi di stampa, mi fido assolutamente del premier Meloni», ha dichiarato, dicendosi certo che verrà scelta una figura «affidabile, operativa, che sappia assumersi le responsabilità».

Intanto, arrivano i primi segnali di normalizzazione. A Catania, il sindaco Trantino ha confermato che il lungomare, simbolo della città colpito duramente dalle mareggiate, riaprirà parzialmente al traffico tra lunedì e martedì, seppur a una sola carreggiata. È un piccolo passo, ma simbolico: la Sicilia prova a rialzarsi, con la consapevolezza che questa volta, tra le macerie, non c’è spazio per i ritardi della carta bollata.