
Termovalorizzatore ( archivio)
Svolta nella gestione dei rifiuti in Sicilia: consegnati i progetti di fattibilità per i due termovalorizzatori di Palermo e Catania. L’investimento da un miliardo di euro, interamente finanziato con fondi pubblici, mira a produrre energia per 150 mila famiglie e a ridurre drasticamente il ricorso alle discariche; il Presidente Renato Schifani annuncia l’avvio delle procedure autorizzative con l’obiettivo di pubblicare i bandi di gara entro la fine del 2026 e rendere operativo il sistema integrato nel 2028.
Il piano per l’autosufficienza impiantistica siciliana segna un punto di non ritorno. Sono stati consegnati ufficialmente i progetti di fattibilità tecnico-economica per i due termovalorizzatori che sorgeranno nelle aree di Palermo e Catania. La progettazione, curata da un raggruppamento di società guidato da Crew Srl (società del gruppo Fs), ha prodotto oltre 700 elaborati che definiscono l’architettura tecnica e ambientale degli impianti, pilastri fondamentali del nuovo Piano regionale dei rifiuti.
La realizzazione dei due impianti prevede un impegno finanziario di circa un miliardo di euro di fondi pubblici, una scelta strategica che permetterà di non far gravare i costi di costruzione sulle tariffe dei cittadini. I dati tecnici evidenziano una capacità industriale di rilievo:
Il Presidente della Regione e Commissario straordinario per i rifiuti, Renato Schifani, ha sottolineato come questo passaggio consenta di superare un sistema basato quasi esclusivamente sulle discariche in favore di un modello moderno di economia circolare e valorizzazione energetica. L’ufficio commissariale sta ora avviando le procedure per ottenere le autorizzazioni ambientali, inclusa la Valutazione di impatto ambientale (Via). Il cronoprogramma prevede:
L’obiettivo finale è ambizioso: portare la Sicilia al 65 per cento di recupero di materia e ridurre il conferimento in discarica a soli dieci punti percentuali. Questa trasformazione strutturale dovrebbe generare risparmi per circa 100 milioni di euro a beneficio di famiglie e imprese, abbattendo gli attuali costi di smaltimento che superano i 350 euro a tonnellata.