
Riforma elettorale al bivio: la maggioranza trova l’accordo su tre modifiche salva-Costituzione, ma si arena sulle preferenze. Per schivare il rischio di illegittimità, l’asse Meloni-Salvini-Tajani innalza la soglia del premio al 42% e cancella il ballottaggio; resta tuttavia lo scontro frontale tra Fratelli d’Italia, favorevole al voto di preferenza per evitare l’accusa di un nuovo “Porcellum”, e gli alleati di Forza Italia e Lega, un muro contro muro che minaccia di trascinare il provvedimento nell’incognita del voto segreto in Aula.
Il centrodestra tenta di blindare lo “Stabilicum”, la nuova proposta di riforma elettorale, apportando correttivi strutturali per allontanare lo spettro di una bocciatura da parte della Consulta. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha condiviso la necessità di un’importante revisione del testo originario, definendo una linea di massima che verrà testata a breve nella commissione Affari costituzionali della Camera.
Il testo sostituitivo su cui le forze di governo hanno raggiunto un’intesa punta a bilanciare la governabilità con la rappresentanza democratica attraverso tre interventi mirati:
Se l’accordo sui tecnicismi dei seggi appare solido, la mediazione politica si è completamente arenata sulla modalità di scelta dei parlamentari. Giorgia Meloni teme una forte penalizzazione d’immagine e di consenso derivante dal ritorno alle liste bloccate, che annullerebbero la facoltà di scelta diretta da parte dei cittadini. Di contro, Forza Italia e Lega considerano inaccettabile il ritorno al meccanismo delle preferenze.
Nel tentativo di sbloccare l’impasse, Fratelli d’Italia valuta un’opzione di compromesso ideata da Ignazio La Russa: introdurre i capilista bloccati, concedendo le preferenze solo per le restanti posizioni. Nei fatti, un simile schema permetterebbe solo ai primi due partiti nazionali di esprimere un secondo nome non bloccato nelle varie circoscrizioni. Un’alternativa su cui il leader azzurro Antonio Tajani non ha ancora concesso il via libera e che vede la netta contrarietà del Partito Democratico, pronto a dare battaglia contro quelle che definisce forzature della destra.
I nodi irrisolti rischiano di rallentare in modo decisivo l’iter della legge. Se nei prossimi giorni non si troverà una sintesi politica, la maggioranza eviterà di presentare l’emendamento in commissione per non congelare i lavori, rimandando il confronto direttamente all’Aula. Affidare la partita delle preferenze all’emiciclo di Montecitorio espone però la riforma a forti rischi di tenuta interna: i regolamenti parlamentari consentono infatti il ricorso al voto segreto, scenario che si preannuncia pericoloso per la compattezza del centrodestra.