
Renato Schifani
La Sicilia tiene il rating. Standard & Poor’s conferma il giudizio BBB+ con outlook stabile. Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori. È un segnale concreto che dice qualcosa di preciso sulla traiettoria dei conti regionali e sulla credibilità che l’isola ha costruito negli ultimi anni sui mercati internazionali.
Il governatore Renato Schifani annuncia: «In un contesto internazionale caratterizzato da incertezze e volatilità, Standard & Poor’s conferma il rating della Sicilia a BBB+ con outlook stabile, un giudizio che riflette la solidità della nostra gestione finanziaria e la capacità dell’Isola di affrontare sfide economiche complesse.»
Un rating misura la capacità di un soggetto di far fronte ai propri impegni finanziari. BBB+ è un giudizio solido, nella fascia investment grade, che segnala agli investitori che il rischio è contenuto e la gestione è affidabile. La svolta era arrivata nel 2025, con il salto da BBB- a BBB+. Oggi quella conquista viene consolidata. S&P ha riconosciuto i progressi sul fronte della disciplina fiscale, della trasparenza e della rendicontazione tempestiva. Ha certificato che la Regione approva e pubblica i propri bilanci con puntualità, migliorando prevedibilità e governance. Sono parole che in un altro momento storico della Sicilia sarebbero sembrate fantascienza.
Per anni la Sicilia è stata sinonimo di conti disastrati, bilanci approvati in ritardo, debiti accumulati, fondi europei non spesi e restituiti a Bruxelles. Quel quadro non è cambiato dall’oggi al domani. E non tutto è risolto. Ma sulla gestione finanziaria regionale qualcosa è cambiato in modo misurabile. E le agenzie di rating, che non fanno politica e non distribuiscono medaglie per cortesia, lo hanno certificato.
Schifani usa questo risultato nelle tensioni interne alla sua maggioranza. I numeri, in questo caso, sono oggettivi: non li ha prodotti la comunicazione della Regione, li ha prodotti un’agenzia americana che non ha nessun interesse a fare favori a nessuno. Ma i conti in ordine sono una condizione necessaria, non sufficiente. Da soli non creano lavoro, non riparano le strade, non trattengono i giovani che continuano a lasciare l’isola. Il rating BBB+ è un punto di partenza, non un punto di arrivo.
La conferma arriva in un momento non semplice per i mercati globali. Tensioni geopolitiche, guerra in Iran, instabilità finanziaria: molte regioni europee hanno visto peggiorare le proprie valutazioni. Il fatto che la Sicilia abbia tenuto, confermando un outlook stabile, ha un valore che va oltre il dato numerico. Significa che chi analizza i conti dall’esterno vede una Regione che sa stare in equilibrio anche quando il contesto è difficile.
Rimane da affrontare il ritardo infrastrutturale. Rimane da costruire una politica industriale che aiuti le imprese locali a crescere. Rimane il problema della dispersione dei fondi europei. E rimane la sfida più difficile: trasformare la credibilità finanziaria in benessere diffuso. Perché una Sicilia con i conti in ordine ma con i giovani che emigrano e i servizi che non funzionano non ha ancora vinto la sua partita. Ha solo smesso di perdere la prima.