Schifani Tajani, incontro saltato a Roma: nessuna dimissione

Non risulta in agenda il faccia a faccia annunciato per domani a Roma, e con ogni probabilità l’incontro tra Schifani e Tajani non ci sarà. Il segretario nazionale di Forza Italia, impegnato come ministro degli Esteri, in mattinata si collegherà con Taormina, dove sono in corso le giornate di studio dei parlamentari europei del Ppe alla presenza del commissario Ursula von der Leyen.

La smentita di Palazzo d’Orleans

Dalla sede della presidenza della Regione l’incontro viene smentito. Nessuna convocazione a Roma, nessuna ipotesi di dimissioni, è quanto viene fatto filtrare dopo le tensioni degli ultimi giorni. Resta aperto il braccio di ferro dentro Forza Italia sull’eventuale ricandidatura del governatore alle elezioni dell’anno prossimo.

Il caso Armao e l’affondo di Minardo

A innescare lo scontro erano state le parole del commissario regionale azzurro Nino Minardo, che ha parlato apertamente della necessità di un «cambiamento politico» in Sicilia dopo l’inchiesta che ha coinvolto l’ex consulente giuridico del presidente, Gaetano Armao. Per lui la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto con l’accusa di corruzione, e l’interrogatorio davanti al gip è fissato per domani. L’invito di Minardo a un «atto di responsabilità» e a un «surplus di generosità» è stato letto come un colpo diretto al governatore.

La risposta di Renato Schifani è arrivata secca. «Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando con senso di responsabilità le decisioni da assumere che comunicherò a breve», ha detto il presidente, che nelle stesse ore ha avuto con Tajani una telefonata dai toni accesi. Contro l’ipotesi di dimissioni immediate, circolata subito dopo, si sono schierati diversi esponenti di Forza Italia. Martedì scorso Schifani ha riunito la giunta e fatto approvare un disegno di legge sulla trasparenza, e conferma di volersi ricandidare.

L’opposizione domani in piazza

Il centrosinistra chiede invece le dimissioni del presidente e si ritroverà domani davanti a Palazzo d’Orleans. Pd, M5s, Controcorrente e Italia viva denunciano la presenza di numerosi inquisiti anche nella giunta regionale e chiedono di tornare subito alle urne.

Il no del centrodestra all’ipotesi De Luca

Dentro la coalizione c’è chi respinge l’idea di candidare alla presidenza della Regione Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, che ha appena siglato un’intesa con Fratelli d’Italia in vista delle Politiche. «La presidenza della Regione Siciliana a Forza Italia non è in discussione e non lo è mai stata, né a livello regionale né a livello nazionale», fanno sapere fonti azzurre, secondo le quali non serve un «Papa straniero». Sulla stessa linea la Lega. «Quella di Cateno De Luca come ipotetico candidato alla presidenza della Regione siciliana mi sembra francamente una barzelletta», dice il vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura Luca Sammartino.

De Luca, che afferma di scambiarsi messaggi su Whatsapp con Giorgia Meloni, avverte: «Io in Sicilia ho le mani libere, mi sono candidato contro centrosinistra e centrodestra e sono arrivato secondo nel 2022, e voi pensate che l’accordo nazionale lo applico automaticamente in Sicilia? In questo momento si va da soli».

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.

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Redazione