
Il governo cambia rotta sulla riforma elettorale, abbandonando l’ipotesi del premio di maggioranza fisso al 55% per evitare dubbi di costituzionalità. La nuova proposta punta sulla governabilità attraverso un premio di 70 seggi, un meccanismo capace di trasformare un vantaggio minimo dello 0,1% in uno scarto parlamentare del 18% tra le coalizioni.
Le nuove simulazioni sulla riforma elettorale rivelano scenari di marcata distorsione tra i voti ricevuti e la rappresentanza in Aula. Il fulcro della proposta prevede l’assegnazione di un bottino extra di 70 seggi alla coalizione che raggiunge la soglia del 40% su base nazionale. Questo sistema, applicato alla Camera su un totale di 391 seggi, permetterebbe a chi vince anche per un solo voto di assicurarsi una maggioranza solida, condizionando potenzialmente anche le future scelte per la presidenza della Repubblica.
L’analisi dei diversi scenari mette in luce gli effetti del premio calcolato in seggi anziché in percentuali fisse:
A differenza del sistema attuale, che premia le coalizioni unite attraverso i collegi uninominali, la nuova bozza risulta paradossalmente meno generosa con chi vince in modo netto. Se applicata ai risultati delle politiche del 2022, la destra scenderebbe dagli attuali 235 seggi a 221, mentre il Pd e la sinistra passerebbero da 80 a 90 scranni. Restano confermate le soglie di sbarramento al 3% per i singoli partiti.