Pd Sicilia, Provenzano: «Nessun luogo è inespugnabile»

Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd incaricato dalla segreteria nazionale di occuparsi anche del Pd Sicilia, commenta così le elezioni americane, chiamate in causa in apertura di un intervista rilasciata a Repubblica: «Stiamo vivendo giornate straordinarie, ha visto l’America?». Alla domanda su cosa c’entri il voto Usa con il partito in Sicilia, risponde: «C’entra eccome, il messaggio forte che arriva da lì è che di fronte a questa destra non esistano più luoghi inespugnabili. Nemmeno la Sicilia».

L’intervista arriva nei giorni in cui il Pd ha registrato le dimissioni del segretario regionale Anthony Barbagallo. Alla Sicilia, roccaforte storica della destra, Provenzano replica: «E l’ha tradita col governo più antimeridionalista della storia. Nella manovra di bilancio nazionale non c’è niente per la nostra Isola, e la destra siciliana tace e acconsente».

«La bancarotta morale e democratica» della destra siciliana

Per «espugnare» un territorio serve una squadra, gli viene fatto notare. Provenzano risponde parlando di un’idea alternativa di Sicilia: «Serve un’idea di Sicilia radicalmente alternativa. Loro non hanno solo fallito, ma rappresentano la bancarotta morale e democratica». Cita poi un episodio: «Abbiamo visto il funzionario più vicino al presidente della Regione andare sotto braccio con un boss mafioso nei corridoi degli assessorati. Per il soddisfacimento di ogni elementare diritto democratico i siciliani hanno bisogno del padrino politico di turno». Ma aggiunge: «La Sicilia non è al Medioevo, dall’impresa al mondo del lavoro, dalla cultura al sociale, è molto meglio della classe politica che la governa. E noi abbiamo il dovere di rappresentarla».

Dopo le dimissioni di Barbagallo

Sulla roadmap del partito dopo l’uscita di Barbagallo, Provenzano dice: «Il Pd in Sicilia deve somigliare di più al Pd nazionale, perno della costruzione dell’alternativa». Indica le priorità nel lavoro e nella sanità, e parla di unità interna: «La premessa è riunire il partito, perché nessuno possa lucrare sulle nostre divisioni. Ringrazio Barbagallo per l’atto di generosità e chi ha ritirato i ricorsi». Poi annuncia un cambio di passo: «Ora si apre una fase nuova, che non gestirò da solo. Basta parlare di noi, dobbiamo parlare ai siciliani. Alcuni davvero eroici».

I sindaci e la «battaglia nazionale» sui fondi

Agli «eroici» citati prima, Provenzano dà un nome: «Ai sindaci che non hanno baciato la pantofola al deputato per avere i fondi che gli spettavano. La destra ha usato i soldi dei siciliani come fossero soldi suoi, per farsi la campagna elettorale». Fa riferimento a scelte di spesa pubblica: «Abbiamo visto finanziare piscine dove manca l’acqua, campi da padel dove chiudono gli ospedali. Abbiamo una regione al collasso, loro distribuiscono sprechi e nessuno paga mai il conto».

Giovani, alleanze e la partita di Palermo

Tra gli interlocutori del partito, oltre ai sindaci, Provenzano indica i giovani: «C’è un mondo fuori da noi che sta facendo battaglie che sono le nostre. Vorrei partire dai giovani e dalle reti che hanno animato il patto per restare, in una regione da cui 13.000 giovani l’anno vanno via, mentre Schifani celebra il Pil».

Sul pranzo con La Vardera, che ha fatto discutere, chiarisce: «Penso che sia un dovere avere ottimi rapporti con gli alleati. Ma non significa fare patti segreti o avere rapporti privilegiati. Con La Vardera abbiamo parlato di Sicilia, non di nomi. Il nome del candidato, o della candidata, verrà dopo». Alla domanda se pensi a una donna come candidata, risponde: «In Sicilia c’è una politica che troppo spesso si vede solo al maschile».

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Redazione