
Raffaele Lombardo
Sala piena alla Galleria Civica «Spazio per Enna» per l’assemblea provinciale del Movimento per l’Autonomia. Ma a far discutere, più della partecipazione, è stata l’analisi politica affidata alle conclusioni di Raffaele Lombardo. L’ex presidente della Regione ha messo da parte i toni di circostanza: «Questo non è il tempo delle celebrazioni, ma della costruzione». Congresso regionale da convocare presto, integrazione di Grande Sicilia da completare, classe dirigente da rafforzare in vista di elezioni che, regionali o politiche, potrebbero arrivare in anticipo.
Poi, però, il leader autonomista è entrato nel cuore del ragionamento, smontando un mito che circola da settimane: quello dell’imbattibilità di Ismaele La Vardera. Per Lombardo, a guardare i numeri, quel mito non regge: il deputato non avrebbe inciso quasi da nessuna parte, da Monreale a Carini, da Milazzo a Messina, fino al Catanese. Si è affermato solo in due posti, Agrigento e Bronte. E qui arriva la tesi che farà rumore.
Secondo Lombardo, il vero artefice della vittoria del campo avversario ad Agrigento non è La Vardera, ma la Lega di Luca Sammartino. Il leader del Mpa ha ricostruito così l’aritmetica del voto: il candidato del centrodestra Dino Alonge aveva raccolto circa il 35%, mentre una lista «montata dalla Lega di Sammartino», fatta di uomini tutti provenienti da Forza Italia e guidata dall’ex assessore Luigi Gentile, ne aveva preso un altro 15%. «Quel 15% di Gentile, sommato al 35% di Alonge, avrebbe fatto vincere il centrodestra al 50%, alla faccia di La Vardera», è stato in sostanza il suo ragionamento.
Invece quei voti sono finiti su un’altra lista, spaccando la coalizione e spalancando la porta agli avversari. Da qui la frase più affilata: «La chiave di volta, la carta vincente di La Vardera, si chiama la Lega di Sammartino, che ha fatto questo lavoro, senza rendersene conto». Un’accusa pesante, perché trasforma una sconfitta apparentemente casuale in un disegno politico: secondo l’ex governatore, quelle liste di transfughi non sarebbero un incidente, ma una manovra consapevole che ha avvantaggiato il fronte opposto.
Lombardo si è spinto oltre, ipotizzando perfino che quei continui passaggi di campo possano un domani approdare proprio dalle parti di La Vardera. Un sospetto buttato lì, ma che pesa, perché ridisegna le alleanze dentro un centrodestra siciliano già scosso dai risultati delle ultime amministrative.
Da qui la sua proposta: rifondare la coalizione, ma «sulle regole», non per il semplice gusto di stare insieme per vincere. «Stare insieme solo per vincere si porta dentro contraddizioni per cui poi la gente dice: era meglio se andava peggio», ha avvertito, ricordando che nel 2012, di fronte ad alleanze che non lo convincevano, lui scelse di correre da solo. Una coalizione, per Lombardo, ha senso solo «su basi chiare e nette, senza capricci, senza colpi di mano».
Non sono mancati gli affondi sui contenuti: dal blocco del contestato bando sull’agricoltura che taglia fuori i piccoli proprietari, alle aree idonee per l’energia da collocare «sulle colline abbandonate, non sui terreni agricoli», fino alla difesa di concorsi pubblici «trasparenti, dove vincano i migliori e non i raccomandati». Con un orgoglio territoriale rivendicato fino in fondo: la provincia di Enna, dove il Mpa è primo partito, come «comunità politica viva, radicata e protagonista» da cui far ripartire l’intero progetto autonomista.