
Si sono incontrati a Roma, nelle stanze della Farnesina, dopo una settimana di tensioni culminate nella minaccia di dimissioni lanciata dal governatore della Sicilia. Il vertice tra il segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani e il presidente della Regione Renato Schifani era stato annunciato, poi messo in dubbio, infine confermato nella giornata di martedì 13 ottobre. Al colloquio ha partecipato anche il segretario regionale azzurro Nino Minardo, che nei giorni scorsi aveva parlato apertamente della necessità di un «cambiamento» dopo l’inchiesta per corruzione che ha coinvolto l’ormai ex consulente giuridico di Schifani, Gaetano Armao.
Il faccia a faccia è stato definito «cordiale e sereno», anche se Schifani avrebbe mantenuto un atteggiamento freddo nei confronti di Minardo. Le dichiarazioni di quest’ultimo sulla necessità di un cambiamento politico erano state lette come un siluro contro l’ipotesi di una ricandidatura del presidente uscente alle prossime elezioni regionali.
Al termine del vertice è arrivato un comunicato ufficiale nel quale il leader di Forza Italia esprime a Schifani «fiducia e apprezzamento per il lavoro svolto, in particolare per il risanamento dei conti pubblici siciliani», invitandolo a proseguire con «il programma e l’attività di governo». Nello stesso testo Tajani chiede però al commissario regionale di continuare «l’opera di rinnovamento del partito» con liste competitive alle prossime amministrative e politiche, aperte alla società civile e a volti nuovi, per «rafforzare e confermare Forza Italia come primo partito in Sicilia».
Sulla stessa linea la nota diffusa dalla Presidenza della Regione, secondo cui Tajani «ha espresso apprezzamento per i risultati conseguiti dal governo Schifani nei quattro anni di mandato, incoraggiando il presidente a proseguire nell’azione di governo». Minardo, dal canto suo, ha ringraziato il segretario nazionale «per l’incoraggiamento a proseguire nell’opera di cambiamento di Forza Italia in Sicilia».
Tajani e Schifani, si legge ancora nella nota della Presidenza della Regione, «hanno concordato di aggiornarsi in un successivo incontro, non previsto nell’immediato». Nel colloquio non sarebbe stata affrontata l’ipotesi di una ricandidatura di Schifani né quella di dimissioni anticipate a gennaio, dopo l’approvazione della Finanziaria regionale.
Mentre da Roma Tajani confermava la sua fiducia a Schifani, a Palermo il centrosinistra si è radunato davanti alla sede della Presidenza della Regione per chiedere le «dimissioni immediate» del governatore. Tra i manifestanti anche un grande orologio a pendolo riempito di finte mazzette, richiamo all’inchiesta che ha coinvolto l’ex consulente giuridico di Schifani, Armao, ripreso dagli investigatori mentre avrebbe nascosto presunte bustarelle proprio dentro l’orologio del suo salotto. Armao, interrogato nella stessa giornata dal gip, ha reso dichiarazioni spontanee respingendo ogni accusa.