«I Solidali» di Abramo agitano il centrosinistra siciliano

Un nuovo soggetto politico si affaccia sulla scena siciliana e basta a mettere in movimento l’intero campo progressista. A promuoverlo è Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, che attorno al marchio dei «Solidali» sta raccogliendo sindaci, amministratori locali, associazioni e mondo cattolico. Un’operazione trasversale, che incuriosisce non solo l’area di centrosinistra ma anche pezzi del fronte moderato: dai deputati regionali fino a qualche parlamentare nazionale, passando per adesioni come quella del consigliere comunale di Palermo Ottavio Zacco.

Che Abramo sia un interlocutore capace di muoversi su più tavoli, del resto, lo conferma il fatto che proprio in questi giorni stia lavorando con il governatore Renato Schifani al disegno di legge sul welfare per la terza età. Ed è anche per questa trasversalità che, mentre il centrodestra è concentrato sui propri equilibri interni, la sua iniziativa finisce per accendere soprattutto il dibattito a sinistra.

Aperture condizionate

La nascita dei Solidali ha avuto un effetto immediato: rimescolare le carte tra le forze progressiste, dove quasi tutti si dichiarano disponibili ad allargare il perimetro, salvo poi muoversi con prudenza. Il più diretto è il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che annuncia la sua presenza all’appuntamento del 30 giugno: «Stimo Emiliano, come stimo Mario Cicero che ha ben amministrato e fatto risorgere Castelbuono».

L’apertura, però, si ferma sulla soglia del mondo moderato che guarda ai Solidali. Su quel punto La Vardera alza un muro: «È importante che parlare di aggregazione non significhi far entrare chi in questo momento governa con Schifani, chi ha spartito nomine, poltrone e potere. Controcorrente non può stare con questa gente». E mette nero su bianco anche un nome: «con Lombardo, mai».

Tono opposto da parte del coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola, che rivendica un rapporto già rodato con Abramo: «È sempre positivo che ci siano amministratori che guardano al campo alternativo a questo governo. Siamo in contatto con tante reti e tanti progetti civici che dobbiamo essere in grado di aggregare. E poi con Emiliano ho costruito la legge su accoglienza e inclusione, c’è molto feeling».

Il nodo Pd, tra dialogo e malumori

Più complicato il fronte democratico. Circola l’ipotesi di un contatto diretto tra i Solidali e i vertici nazionali del partito a Roma, ridimensionata dalla segreteria regionale di Anthony Barbagallo, che preferisce parlare di un’interlocuzione continua con il presidente di Sant’Egidio. Alla due giorni palermitana del 30 giugno è attesa anche Marta Bonafoni, tra le più strette collaboratrici di Elly Schlein, chiamata a un panel ma senza incarichi sulle conclusioni politiche.

Barbagallo sceglie la linea dell’accoglienza: «Che un mondo attivo sui temi della solidarietà, l’accoglienza e il contrasto a povertà e disuguaglianze scelga il campo del centrosinistra è una notizia che non può che farci estremo piacere. Una realtà che potrà aiutare il campo progressista in Sicilia a definire programmi e iniziative. Per questo, di concerto con i livelli nazionali del Pd abbiamo deciso di metterci in ascolto».

Dentro il partito, però, non tutti applaudono. L’ultima direzione regionale ha lasciato ferite aperte, e una parte consistente del gruppo dirigente teme che le divisioni interne indeboliscano il Pd proprio mentre nascono nuove sigle. A dirlo apertamente è il sindaco di Polizzi Generosa, Gandolfo Librizzi: «Per tentare di vincere abbiamo l’obbligo e la responsabilità dell’unità. Il Nazareno deve porsi il tema del caso Sicilia, se vuole vincere anche a Roma. Le amministrative hanno dimostrato che il Pd è strutturato, capace, presente. Assistere al proliferare di movimenti e cespugli che concorrono alla guida della coalizione, mentre il partito principale resta immobile, lo trovo irresponsabile».

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Redazione