«Deleghe blindate o crisi totale»: il duello tra Minardo e Sbardella agita la Giunta Schifani

Rimpasto in Sicilia, scontro aperto tra Forza Italia e Fratelli d’Italia: Schifani chiede l’accelerazione, ma i meloniani frenano. Il neo-commissario azzurro Nino Minardo spinge per un avvicendamento rapido a deleghe invariate, mentre il commissario di FdI Luca Sbardella subordina il turnover alla chiusura delle liste per le amministrative; pesano sulle trattative le incognite giudiziarie che coinvolgono diversi esponenti della maggioranza, agitando lo spettro di elezioni anticipate.

Il clima a Palazzo d’Orléans si fa incandescente sulla gestione del rimpasto di Giunta. Il Presidente della Regione, Renato Schifani, ha rotto gli indugi dichiarando che «si è già perso troppo tempo» e invocando una chiusura della crisi in tempi rapidi e in totale condivisione con gli alleati. A dar manforte al Governatore è intervenuto il nuovo commissario di Forza Italia, Nino Minardo, il quale ha ribadito l’esigenza di un turnover veloce che non stravolga però le attuali deleghe assessoriali, in nome di una «coerenza amministrativa» necessaria a garantire stabilità.

Il “muro” di Fratelli d’Italia e il nodo giudiziario

La strategia dei meloniani, esposta dal commissario Luca Sbardella, è di segno opposto: rallentare ogni decisione fino alla conclusione delle trattative per le imminenti elezioni amministrative. Dietro il freno a mano di FdI si celano però preoccupazioni più profonde legate alle recenti vicende giudiziarie.

Verso il vertice di Enna e l’ipotesi voto anticipato

Mentre Schifani gestisce attualmente gli interim pesanti lasciati dagli ex assessori della Dc, Andrea Messina e Nuccia Albano, gli occhi della politica siciliana sono puntati sul vertice di Enna. L’incontro tra i dirigenti siciliani e i vertici nazionali del partito, rappresentati da Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, dovrebbe servire a definire la linea ufficiale dei meloniani. Se la tensione non dovesse rientrare, si sussurra nei palazzi di Palermo che la Sicilia potrebbe scivolare inesorabilmente verso un voto anticipato, chiudendo la legislatura con diciotto mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale.

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Redazione