De Luca alleato a Roma, ma Lega e FdI frenano sulla Sicilia

L’accordo nazionale tra Fratelli d’Italia e Sud chiama Nord regge. Quello siciliano non esiste, e a dirlo nello stesso giorno sono stati due partiti della coalizione.

Cateno De Luca era salito sul palco della convention romana del suo movimento ripetendo quello che va dicendo da settimane. «Ho le mani libere. Non ho nulla a che fare con Schifani e con quel centrodestra». Poi la precisazione che tiene aperta la corsa alla presidenza della Regione. «L’accordo è nazionale e in Sicilia andremo avanti per la nostra strada».

Dietro quella rivendicazione c’è un numero che il sindaco di Taormina non manca mai di ricordare, gli oltre 550mila voti raccolti alle regionali del 2022.

Il freno del presidente del Senato

La risposta è arrivata dallo stesso palco. Ignazio La Russa, ospite della prima giornata, ha dato il benvenuto all’alleato e poi ha messo un paletto. «Sulla Sicilia abbiamo rimandato il discorso e ne parleremo, ma non c’è nessun accordo».

Sulle mani libere rivendicate da De Luca il presidente del Senato ha usato una formula diversa da quella dell’interessato. «Questa è una scelta di campo senza rinunciare alla propria identità».

Per il resto il tono era quello dell’accoglienza. «Questo allargamento è per me un momento di orgoglio e soddisfazione, che affronteremo con impegno reciproco. Do il benvenuto a Cateno nella squadra», ha detto, escludendo che l’operazione serva a contenere Vannacci, perché «quando De Luca ha fondato Sud chiama Nord, Vannacci non esisteva neanche». Ha poi rivendicato un rapporto personale di lunga data con il leader siciliano, «favorita dalla mia insularità che rivendico orgogliosamente anche se sono a Milano da quando avevo dodici anni».

La Lega rincara

Poche ore dopo è intervenuto Nino Germanà, senatore e segretario della Lega in Sicilia, che ha fatto proprie le parole di La Russa e ha alzato il tiro su due fronti.

Il primo riguarda il governo regionale. «Attaccare il governo regionale significa anche delegittimare il lavoro di 4 assessori di Fratelli d’Italia, nonché dell’intera giunta di centrodestra», ha osservato, ricordando che la giunta Schifani non è monocolore e che colpirla significa colpire anche gli alleati che De Luca corteggia a Roma.

Il secondo è di politica estera e tira in ballo Matteo Salvini. «La Lega e Matteo Salvini hanno sempre chiarito la propria posizione in tema di Ucraina, se De Luca ritiene sia giusto continuare a mandare armi e soldi a Kiev lo dica apertamente e non denigrando uno dei leader della coalizione di cui vuole far parte».

La chiusura è un avvertimento. «Il centrodestra è sacro, chi vuole esserci è il benvenuto, nel rispetto di tutta la squadra: è tempo di dimostrare maturità politica».

Tre giorni in via Cavour

Il palcoscenico di questo scambio è la convention «L’Italia dei Territori», in corso all’hotel Massimo D’Azeglio di Roma da martedì fino a giovedì. A organizzarla sono Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, il movimento di amministratori locali nato ad Assisi il 4 ottobre e presieduto da Ernesto Magorno, che ha aperto i lavori chiedendo di ripartire dai territori.

L’obiettivo è la saldatura tra le due sigle, e insieme la dimostrazione di quanto pesi il consenso di De Luca in vista delle politiche. I sondaggi danno il movimento poco sopra l’uno per cento, una quota minima che in una partita decisa su pochi decimi può però spostare l’esito.

Il cartellone dice molto da solo. Martedì il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha definito De Luca un «amministratore di serie A», e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che ne ha apprezzato il «realismo notevole». Mercoledì sottosegretari e viceministri, da Francesco Paolo Sisto a Maria Teresa Bellucci, da Lucia Borgonzoni ad Alessandro Morelli.

Giovedì la premier e il simbolo

La chiusura è affidata al ministro della Difesa Guido Crosetto e a Giorgia Meloni, attesa in mattinata. Nella stessa occasione verrà svelato il simbolo della lista con cui il movimento si presenterà al voto nazionale.

Sul rapporto con la presidente del Consiglio De Luca non fa mistero. Con la premier «ci sentiamo», assicura, e su un eventuale voto anticipato mostra sicurezza. «Abbiamo le lanterne accese e la cintura ai fianchi. Quando vogliono votare, noi siamo già avanti».

Dal palco si è presentato come il regista di una «forza nazionale» capace di federare civici, autonomisti, liberali e moderati e di superare lo sbarramento. Ha ripercorso il proprio cammino da Fiumedinisi a Santa Teresa di Riva, poi Messina e oggi Taormina, e si è definito «il sindaco sceriffo», formula che ha dato il titolo al primo panel della convention.

Il doppio binario, però, regge finché nessuno chiede il conto. A Roma si vince insieme, in Sicilia ognuno per sé, e per ora sia Fratelli d’Italia sia la Lega hanno fatto capire che la seconda parte della formula non gli piace.

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Redazione