Crisi di governo in Sicilia, Schifani pronto a lasciare

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, avrebbe deciso di lasciare la guida di palazzo d’Orleans e portare la Sicilia a elezioni anticipate. La decisione, filtrata ieri pomeriggio dopo una giornata di tensione nel centrodestra, non sarebbe arrivata con un annuncio pubblico immediato: l’ipotesi delle dimissioni di Schifani dalla Regione dovrebbe diventare ufficiale entro una settimana, con il voto probabilmente in inverno.

Lo strappo con Minardo e il silenzio di Tajani

Tutto nasce dallo scontro con il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, che ha chiesto a Schifani un atto di responsabilità politica dopo l’inchiesta per corruzione che ha coinvolto l’ex assessore Gaetano Armao. Il governatore ha atteso invano una presa di posizione pubblica del segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani: né martedì sera né ieri è arrivata alcuna difesa.

Minardo ha fatto sapere di aver proposto un incontro a Roma nei prossimi giorni alla presenza di Tajani e dello stesso Schifani. Il governatore lo avrebbe appreso dalla stampa, senza alcuna comunicazione diretta dal partito, un dettaglio che lo ha irritato profondamente. In serata Schifani ha convocato la giunta regionale precisando che non erano previste ulteriori comunicazioni, ma l’incontro si è chiuso senza annunci: verranno adottati soltanto i provvedimenti più urgenti.

Il via libera ai termovalorizzatori

Mentre la crisi politica si consumava, la Regione ha comunicato che la Commissione tecnico specialistica, guidata fino ad agosto proprio da Armao, ha dato parere favorevole ai due termovalorizzatori previsti a Palermo e Catania, con prescrizioni da rispettare in fase di progettazione esecutiva. L’assessora al Territorio, Giusi Savarino, e lo stesso Schifani hanno reso nota la decisione dell’organismo ora guidato da Maria Chiara Tomasino.

Il via libera ha scatenato le opposizioni. Il segretario del Pd siciliano, Anthony Barbagallo, ha chiesto a Schifani di sospendere tutto e dimettersi, mentre il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, ha invitato Minardo alla manifestazione delle opposizioni del 13 ottobre contro il governo regionale.

Il malumore di Schifani con i fedelissimi

Nel confronto con i deputati riuniti a Palazzo d’Orleans, Schifani ha lasciato intendere di voler bloccare la manovra di bilancio in discussione all’Ars. Il presidente ritiene che Minardo punti alla sua successione, e ha osservato come il commissario abbia ripreso di recente la residenza in Sicilia, aggiungendo che fino a pochi mesi fa militava nella Lega.

Schifani si è detto convinto che un gruppo interno a Forza Italia abbia approfittato della sua debolezza, legata all’inchiesta su Armao, per metterlo in difficoltà. Sul fronte giudiziario resta aperto il capitolo relativo all’assessore Marcello Caruso, sentito dai pm che indagano sull’influenza di Armao nelle scelte di governo.

Lo scenario del voto anticipato

Nel centrodestra non c’è ancora un accordo su un successore: tra le opzioni restano i nomi di Mulè e dello stesso Minardo. Le dimissioni anticipate di Schifani preoccupano una parte dei deputati regionali, alcuni dei quali non maturerebbero il diritto alla pensione, e complicano i piani della premier Giorgia Meloni, che avrebbe preferito abbinare le Regionali alle Politiche tra aprile e maggio. Sul tavolo resta anche la partita della manovra finanziaria, che rischia di restare bloccata o di passare solo nella sua parte più urgente.

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Redazione