Centrodestra siciliano nel caos: governo accerchiato e l’ombra del rimpasto

Effetto valanga sul centrodestra: Schifani e Lagalla accerchiati dopo il Referendum. Mentre a Roma il “repulisti” di FdI scuote i palazzi, in Sicilia esplode la tensione tra gli alleati e le opposizioni lanciano la corsa verso le Regionali 2027.

Il “day after” della consultazione referendaria del 25 marzo 2026 restituisce l’immagine di una coalizione di centrodestra in preda a scosse telluriche che arrivano fino ai palazzi romani. Nonostante il governatore Renato Schifani e il sindaco di Palermo Roberto Lagalla tentino di isolare il dato elettorale dalla politica, la sensazione di accerchiamento è reale.

Scontro tra alleati: la Lega alza la voce

Il malessere interno è esploso con le dichiarazioni di Saverio Romano (Noi Moderati), che ironizza su un bis di Lagalla, e di Nino Germanà. Il commissario della Lega in Sicilia ha chiesto un mea culpa collettivo, avvertendo: «Siamo donatori sani, ma adesso non abbiamo più sangue da donare». Persino l’ex FdI Manlio Messina evoca le dimissioni di Schifani come atto di responsabilità.

Opposizioni: «Inizia la corsa per il 2027»

Il centrosinistra interpreta il No come il fischio d’inizio per le Regionali. Il segretario del PD Sicilia, Anthony Barbagallo, apre alle primarie di coalizione, linea condivisa da Fabio Giambrone (Avs) per Palermo. Più cauto il M5S con Nuccio Di Paola, che richiama alla necessità di unire un elettorato frammentato. La lunga marcia verso Palazzo d’Orleans è partita, in un clima di sospetti che non risparmia nessuno.

A Catania, il risultato referendario riflette la medesima tendenza regionale, con una partecipazione che ha visto i cittadini schierarsi nettamente per il No, rafforzando l’idea di un elettorato etneo sempre più fluido e critico verso gli assetti di potere consolidati.

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Redazione