
comune di catania
A Palazzo degli Elefanti il Partito democratico c’è ancora, ma non ha più un gruppo. Con il passaggio di Damien Bonaccorsi a Controcorrente i consiglieri dem sono scesi a due, uno in meno del minimo fissato dal regolamento. Maurizio Caserta e Matteo Bonaccorso finiscono così nel misto e perdono il posto nella conferenza dei capigruppo.
Nel misto ormai siede quasi tutta l’opposizione al centrodestra. Accanto ai due dem ci sono Gianina Ciancio e Graziano Bonaccorsi del Movimento 5 stelle, e lo stesso Damien Bonaccorsi, che del gruppo Pd era vicepresidente.
Caserta tramite le pagine del quotidinao “La Sicilia”, non contesta la regola. «Il regolamento del Consiglio è insindacabile. E quindi senza numeri il gruppo consiliare non esiste più». Guarda però al calendario, a un anno da Regionali e Politiche, quando secondo lui «i consiglieri sono più attenti e sensibili alle opportunità offerte dalle prossime competizioni elettorali».
Sul cambio di casacca è netto. «Gli elettori ti hanno scelto e adesso cambi partito? Coerentemente e correttamente bisognerebbe lasciare il posto da consigliere». Ammette che quando lo dice gli rispondono con una risata. «Un codice d’onore che nessuno rispetta più». Lui, assicura, se avesse lasciato il Pd avrebbe lasciato anche lo scranno.
Per l’opposizione, dice, non cambia nulla, e con i colleghi del misto i rapporti restano ottimi. «È solo un momento difficile in cui tutti cercano un posto al sole».
Il posto al sole, un piano più su, si chiama Palazzo d’Orléans. E anche lì il Pd fatica a contarsi. L’area di Stefano Bonaccini, guidata all’Ars dal capogruppo Michele Catanzaro, chiede di sapere chi sceglierà prima ancora di discutere i nomi. I sette deputati regionali non vogliono una decisione solitaria del segretario Anthony Barbagallo.
Barbagallo aveva promesso a breve un nome «forte», anche per rispondere alla corsa già avviata di Ismaele La Vardera. L’annuncio ha risvegliato l’orgoglio di partito, non l’unità. Sul tavolo restano quattro strade. Un nome della maggioranza interna, come l’ex ministro per il Sud Peppe Provenzano. Il presidente dell’Antimafia regionale Antonello Cracolici. Un profilo indicato dalla minoranza, anche esterno al partito. Oppure la società civile, dove da tempo circola Emiliano Abramo, alla guida di «Solidali».
A fare sintesi dovrebbe essere un direttorio di sette componenti. Oltre a Barbagallo potrebbero farne parte Provenzano, Catanzaro e l’europarlamentare Giuseppe Lupo, ma la formula non convince chi teme una spartizione fra correnti. Il dossier siciliano, del resto, è il primo sul tavolo di Elly Schlein, prima ancora di Toscana e Basilicata. E intanto si fa strada l’ipotesi di Politiche e Regionali in due date diverse, che cambierebbe tutti i calcoli.