
Un pranzo in un ristorante di via Ricasoli, a Palermo, venerdì scorso. A tavola l’ex ministro Giuseppe Provenzano, da poco diventato responsabile del Pd siciliano, e Ismaele La Vardera, deputato all’Ars e leader di Controcorrente, già candidato per la presidenza della Regione. L’incontro arriva appena tre giorni dopo le dimissioni di Barbagallo e si inserisce in un riavvicinamento che sta ridisegnando gli scenari della candidatura alla Regione Sicilia.
Il primo segnale era arrivato pubblicamente: Controcorrente è stata l’unica forza politica a congratularsi con Provenzano per il nuovo incarico. Un gesto non scontato, considerati i rapporti finora tesi tra il Pd e l’ex Iena, che non ha mai risparmiato critiche alle divisioni interne ai dem. Con Provenzano, però, il canale era già aperto: il responsabile Esteri del partito aveva partecipato, nel mese di settembre, alla convention di La Vardera ad Agrigento. Da allora telefonate e incontri si sono moltiplicati.
Dietro il riavvicinamento ci sarebbero interessi convergenti. Provenzano punterebbe a non far allontanare La Vardera, in campo con l’appoggio di Giuseppe Conte, mentre il leader di Controcorrente non potrebbe correre per Palazzo d’Orleans con il sostegno dell’intera coalizione senza l’intesa del Pd. Dentro l’ala bonacciniana dei dem si starebbe facendo strada l’ipotesi di una confluenza su La Vardera come candidato unitario alla presidenza della Regione.
Con la nomina a commissario del Pd siciliano, lo stesso Provenzano si candida di fatto a un ruolo di peso nella partita per la Regione. Il suo obiettivo immediato resterebbe però ricompattare la coalizione, anche alla luce degli equilibri nazionali, in una soluzione che non dispiacerebbe a Conte e che porterebbe con sé il consenso di elettori, soprattutto giovani, finora lontani dalle urne. Provenzano non avrebbe una chiara preferenza per le primarie: un’eventuale assenza di convergenza delle segreterie sul suo nome potrebbe spingerlo a cedere il passo, anche in vista di incarichi a Roma, con le elezioni Politiche che potrebbero precedere le Regionali.
In caso di primarie a doppio turno, La Vardera potrebbe votare al primo turno per Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico, mantenendo poi una posizione di neutralità al ballottaggio invece di schierarsi apertamente con Conte. Una desistenza che il Pd apprezzerebbe, facendo crescere il gradimento verso di lui. Sul suo nome si sono già espressi senza riserve Europa Verdi e Avs. Il M5s ha pronta la candidatura del leader regionale Nuccio Di Paola, anche se lo stesso vicepresidente dell’Ars non escluderebbe un’esperienza a Roma.
Se il Pd rinunciasse a un proprio nome per la Regione, si aprirebbe la strada a una sindacatura dem per il Comune di Palermo. La candidata più accreditata resta la deputata palermitana Valentina Chinnici, su cui diversi esponenti del partito sarebbero pronti a convergere. Prima, però, i dem dovranno ricomporre le divisioni interne.
Il primo atto della gestione Provenzano è stata la richiesta al governo Meloni di impugnare l’ultima manovra, che contiene 200 milioni di euro destinati a Comuni e chiese su indicazione di singoli deputati. Una mossa contestata dal coordinatore regionale di Forza Italia, Nino Minardo, secondo cui è «surreale chiedere a Roma di bloccare i fondi per interventi di interesse collettivo». Gli ha risposto il presidente della commissione Antimafia, Antonello Cracolici, secondo cui «non è un tema politico ma di legittimità costituzionale» e la manovra «punisce i Comuni non vicini al centrodestra».