Tir e trattori bloccano l’Isola, i siciliani al tavolo con Salvini

Camion fermi ai caselli e trattori in corteo lungo le statali, per il secondo giorno. La protesta degli autotrasportatori in Sicilia si è saldata con quella degli agricoltori, e martedì le due categorie avranno un tavolo con il ministro Matteo Salvini, mentre il fermo resta in piedi in attesa di quell’esito.

Presidi, cortei e rallentamenti si sono moltiplicati dal Catanese al Nisseno fino alla Valle del Belice. A tenere insieme comparti con rivendicazioni diverse è il costo del carburante.

Da Gela a San Gregorio, dove si è fermato il traffico

L’immagine della saldatura arriva da Gela, dove i camionisti si sono uniti agli agricoltori che presidiano in permanenza da venti giorni. Venerdì, sulla statale 117 bis in direzione Catania, si erano registrati rallentamenti e un blocco temporaneo della circolazione.

Nel Catanese la mobilitazione si sposta di ora in ora. Dopo la notte trascorsa al casello di San Gregorio, i tir hanno raggiunto l’interporto e hanno annunciato nuovi spostamenti nella zona industriale. «Ogni giorno trasportiamo la vita dei cittadini, dai medicinali agli alimenti», dicono i manifestanti, che lamentano la scarsa solidarietà di una parte della popolazione.

Dieci chilometri di trattori sulla Sciacca-Palermo

Gli agricoltori hanno rilanciato nel Belice. Sulla statale 624 Sciacca-Palermo è passato un corteo di trattori lungo dieci chilometri, con mezzi arrivati anche dal Trapanese. Altri trattori hanno sfilato a Caltagirone, arrivando fin dentro il centro storico e attraversando le vie cittadine in mezzo al traffico del sabato mattina.

Le richieste al tavolo con il ministro

«Grazie all’impegno del vicepresidente della Regione, Luca Sammartino, e al presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, siamo riusciti ad ottenere un incontro col ministro Salvini per martedì 20», annuncia Salvatore Bella, portavoce del Comitato Trasportatori Siciliani, che aveva denunciato l’esclusione della sigla dal precedente tavolo ministeriale con le associazioni di categoria.

Sul tavolo ci sono due voci di spesa. «Chiediamo fondi per abbattere il prezzo del gasolio, anche attraverso un credito d’imposta. La formula non è importante, purché si riesca a ottenere una riduzione di 30-40 centesimi al litro», dice Bella. L’altra riguarda i collegamenti marittimi. «Servono risorse per ridurre il costo dei biglietti dei traghetti e consentire alle aziende di continuare a lavorare», aggiunge. L’obiettivo è un protocollo d’intesa con il governo. «Il fermo però rimane in attesa dell’esito della firma del ministro Salvini», avverte. Senza accordo, la protesta potrebbe andare avanti almeno fino al 27 ottobre.

Schifani sente Salvini, le opposizioni attaccano

Il presidente della Regione, Renato Schifani, ieri mattina ha parlato al telefono con il vicepremier e ha ottenuto un impegno del governo nazionale a partire dal costo del carburante. Martedì a Milano è in programma un tavolo istituzionale e, su proposta di Schifani, per la prima volta ci saranno anche gli autotrasportatori siciliani. «L’interlocuzione con il ministro Salvini è stata assolutamente positiva, vista la sua disponibilità ad accogliere le nostre proposte», afferma il governatore. «Il governo siciliano farà la sua parte garantendo risorse certe contro il caro-carburante già a partire dalle variazioni di bilancio all’esame dell’Assemblea regionale siciliana. L’autotrasporto è un settore nevralgico per la nostra economia e per il sostentamento di tante famiglie siciliane, siamo al lavoro per dare risposte concrete».

Dall’opposizione, la vice capogruppo del M5S in Senato, Ketty Damante, dice che «le proteste di lavoratori e studenti sono l’istantanea di un Paese stremato». Sulle strade siciliane, intanto, i presidi restano.

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Redazione