Studente tenta di accoltellare il professore a San Vito Lo Capo: l’intervento del ministro Valditara

Il presunto tentato accoltellamento di un professore a San Vito Lo Capo durante una diretta social riaccende il dibattito sull’emergenza nelle aule. Il ministro Valditara chiama il docente per esprimergli solidarietà, mentre presidi e sindacati lanciano l’allarme sul profondo disagio vissuto dai ragazzi.

Il grave episodio registrato a San Vito Lo Capo, dove un ragazzino di undici anni avrebbe cercato di colpire il proprio insegnante con un’arma da taglio mentre trasmetteva la scena su Telegram, ha raggiunto i vertici del governo nazionale. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara si è messo in contatto diretto con il docente coinvolto nell’aggressione.

Una nota ufficiale di viale Trastevere precisa i contenuti del colloquio: «Gli ha voluto manifestare la sua vicinanza e si è complimentato per come ha saputo gestire con grande equilibrio una situazione potenzialmente drammatica». Nel frattempo, la macchina amministrativa dell’Ufficio scolastico regionale si è mossa avviando i controlli del caso per stabilire i provvedimenti necessari. A confermarlo è il direttore Filippo Serra, che rassicura: «Stiamo seguendo da vicino il caso».

Un’emergenza che attraversa tutta la Sicilia

I fatti del trapanese rappresentano solo la punta dell’iceberg di una problematica diffusa. Le cronache recenti raccontano di ripetuti episodi di tensione: dallo studente sedicenne che a Palermo ha colpito un docente per una nota sul registro, alla presunta aggressione subita da due insegnanti a Catania, fino all’irruzione di una madre in un istituto palermitano.

Il segretario generale della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, analizza il quadro generale: «Non è solo un fatto di cronaca che lascia sgomenti – spiega – È il sintomo drammatico di un degrado e di un disagio sociale profondi che la scuola si trova ad affrontare ogni giorno in totale solitudine e abbandono da parte delle istituzioni. Il personale docente non si sente tutelato Soprattutto perché, nei rari casi in cui scattano le sanzioni, sono davvero irrisorie. Bisogna provare a arginare questi fenomeni». Il sindacalista sottolinea come le «soluzioni repressive sono miopi e pericolose» e indica la via da seguire: «La vera risposta è un investimento educativo massiccio e strutturale che parta dal riconoscimento del ruolo insostituibile della scuola pubblica».

La voce dei presidi in trincea

A vivere quotidianamente le complessità dei ragazzi sono i dirigenti scolastici. Giusto Catania, alla guida dell’istituto comprensivo Giuliana Saladino al Cep di Palermo e coordinatore della rete delle scuole antimafia, offre una lettura chiara: «La violenza è fuori e dentro la scuola che è lo specchio della società. Questa è la generazione che più di altre ha conosciuto la solitudine dal Covid in poi e si è rifugiata nei social. A questo si aggiunge che la violenza è ormai diventata “ordinaria” e questo è molto pericoloso. Tutti elementi che si intrecciano con processi di emulazione sempre più amplificati, proprio dall’uso dei social, partendo da modelli sbagliati. La scuola deve interrogarsi, quindi, sui modelli educativi che non possono essere gli stessi di quando noi eravamo ragazzi. Perché il mondo è cambiato. Bisogna investire sulla didattica, sui processi educativi».

Massimo Valentino, preside dell’istituto Giovanni Falcone allo Zen 2, evidenzia le difficoltà relazionali all’interno delle classi: «Sono alunni che si sentono trasparenti agli occhi della famiglia, della società e cercano di uscire allo scoperto con la violenza. Non è facile spesso per i docenti interagire con loro. Servono degli strumenti adeguati. Anche una pacca sulla spalla, un guardare dritto negli occhi, in alcuni contesti può essere male interpretato e creare conflitti. Bisogna partire dalle cose più semplici, sempre con l’arma del dialogo».

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.

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Redazione