Rapporto Svimez 2026: il costo economico e sociale dell’emigrazione siciliana

Il dossier Svimez 2026 svela un Mezzogiorno che finanzia la crescita del Settentrione: il 32% dei laureati scappa, mentre la “migrazione sanitaria” costa 220 milioni. La ZES Unica è l’ultima chiamata per riparare i danni di decenni di miopia politica.

Non è solo una fuga di cervelli, è un’emorragia di civiltà che rischia di trasformare la Sicilia in un deserto generazionale. Secondo il principio dei vasi comunicanti, tanta acqua esce quanta aria entra, ma il Mezzogiorno è l’eccezione che conferma la regola: qui le competenze escono e non rientrano, lasciando un vuoto demografico e professionale che nessuna strategia recente è ancora riuscita a colmare.

Il rapporto “Un Paese, due emigrazioni”, presentato da Svimez e Save the Children, fotografa una realtà brutale: ogni anno circa 65mila giovani under 35 lasciano il Sud. Di questi, la stragrande maggioranza (43mila) si sposta verso il Centro-Nord, mentre 16mila scelgono l’estero. Il dato più allarmante riguarda la qualificazione: la quota di laureati tra i migranti meridionali è triplicata in vent’anni, passando dal 20% del 2002 al 60% del 2024. In termini economici, questo significa che la Sicilia e il Sud “regalano” al resto del Paese 6,8 miliardi di euro in costi di istruzione e formazione già sostenuti, senza riceverne i frutti produttivi.

La Sicilia e il fattore salari: la trappola della meritocrazia mancata

L’Isola presenta dinamiche peculiari: sebbene riesca a trattenere circa il 68,1% dei propri laureati a tre anni dal titolo, il restante 32% prende la via del Nord o dell’estero. Un’emigrazione che spesso comincia ancora prima della laurea: Sicilia e Campania rappresentano il 50% dei giovani che si iscrivono direttamente in atenei settentrionali. A spingere i giovani oltre lo Stretto è un divario salariale inaccettabile: un laureato in Sicilia guadagna mediamente 1.549 euro, contro i 1.793 di un collega in Piemonte. Un gap che diventa voragine per le donne siciliane, le cui retribuzioni si fermano ad appena 1.480 euro.

I “nonni con la valigia”: il fallimento dei servizi essenziali

Ma la vera novità riguarda la terza età. Accanto ai giovani, cresce il numero degli over 75 che abbandonano l’Isola. Sono i “nonni con la valigia”, quasi raddoppiati dal 2002 ad oggi. Le ragioni sono drammatiche: il ricongiungimento con figli ormai stabilmente al Nord e la necessità di cure sanitarie che il sistema meridionale non garantisce. Questa migrazione sanitaria costa alla Regione Siciliana circa 220 milioni di euro l’anno in rimborsi verso gli ospedali del Nord. È il simbolo del fallimento di una classe dirigente che non ha saputo proteggere i propri cittadini nel momento della fragilità.

Le colpe della politica del passato e l’ultima chance della ZES

Se oggi assistiamo a questo smantellamento, le responsabilità risiedono in una politica del passato che ha preferito l’assistenzialismo e le logiche clientelari allo sviluppo strutturale. Per decenni si è investito nella spesa corrente invece che nei poli tecnologici, lasciando il territorio con infrastrutture da inizio Novecento e scoraggiando il merito in favore del “favore”.

Oggi la ZES Unica del Mezzogiorno rappresenta l’unico argine possibile. Attraverso crediti d’imposta per investimenti, decontribuzioni per l’assunzione di under 35 e la semplificazione dell’Autorizzazione Unica, si prova a rendere la Sicilia competitiva. L’obiettivo è favorire le professioni STEM e STEP, le uniche capaci di generare sviluppo reale e trattenere i talenti. Ma non basta la tecnica: serve un cambio di paradigma morale. Bisogna smettere di finanziare il Nord con i nostri cervelli e i nostri malati. La Sicilia deve tornare a essere un “punto di arrivo” e non solo una stazione di partenza per una migrazione senza ritorno.

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Redazione