
Si è aperta davanti alla terza sezione del tribunale di Palermo l’udienza del processo a carico di Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, presente in aula insieme al suo autista Roberto Marino, coimputato. Al centro della giornata, l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa dell’esponente di Fratelli d’Italia, che punta a spostare il dibattimento da Palermo a Catania.
I legali Ninni Reina, Vittorio Manes e Antonia Lo Presti hanno depositato una memoria e sostenuto davanti al collegio che il reato più grave contestato al loro assistito – il peculato per l’uso dell’auto di servizio – sarebbe stato commesso a Catania e in provincia, dove Galvagno risiede, a Paternò, e da dove si spostava per i viaggi che la Procura ritiene estranei a ragioni istituzionali. Da qui, secondo la difesa, la competenza dell’autorità giudiziaria etnea. A radicare la competenza a Catania, hanno aggiunto gli avvocati, sarebbero anche due episodi di peculato dai quali partirono gli accertamenti e che la stessa Procura di Palermo strálciò e fece poi archiviare.
Per la Procura, invece, poiché la sede istituzionale dell’Ars è a Palermo, il peculato avrebbe comunque origine dal capoluogo siciliano. I pubblici ministeri hanno chiesto un termine per controdedurre. Galvagno è imputato, oltre che per peculato, anche per corruzione, truffa e falso. Nella prima udienza si erano costituite parte civile la Regione siciliana e l’Assemblea regionale.
Il collegio presieduto da Fabrizio La Cascia ha rinviato l’udienza al 2 luglio, quando con ogni probabilità si riserverà la decisione sull’eccezione. L’eventuale trasferimento della sede processuale riguarderebbe anche il coimputato Roberto Marino.
Gli imputati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.