
Diego Bivona è il nuovo presidente di Confindustria Sicilia. Al suo insediamento, l’ex numero uno degli industriali siracusani analizza luci e ombre dell’economia isolana, chiedendo certezze per attrarre grandi capitali stranieri.
Un lungo passato come manager nel colosso dell’energia Erg e un presente da imprenditore nella sanità privata: Diego Bivona raccoglie il testimone alla guida di Confindustria Sicilia con un approccio pragmatico e diretto. Al suo primo giorno non si nasconde dietro la diplomazia, analizzando i dati macroeconomici con lucidità: «È vero, l’economia siciliana è cresciuta più che nel resto d’Italia. Un buon segno che speriamo continui ma restiamo 20 punti più in basso rispetto al Nord. L’Isola deve diventare attrattiva per gli investitori esteri, con meno burocrazia e più infrastrutture».
Già presidente per tre mandati di Confindustria Siracusa, Bivona indica nella transizione energetica e nella blue economy i pilastri della ripresa. La strategia è valorizzare le competenze esistenti: «In Sicilia ci sono già esempi importanti come l’accordo fra Eni e Q8 per una delle più grosse bioraffinerie d’Europa. C’è l’interesse di investitori stranieri su Isab. E poi c’è l’energia prodotta da rinnovabili, in primo luogo l’eolico off shore». Sulla questione Isab, il più grande polo petrolifero d’Italia, mantiene però cautela: «Tutti gli investimenti previsti, comunque, stanno andando avanti».
Sul fronte politico, il neo presidente plaude all’intervento della Regione sulla Zes unica (Zona Economica Speciale), pur evidenziando le criticità generate a livello centrale. «Con lo stanziamento di 200 milioni di euro per la super Zes abbiamo apprezzato la rapidità della Regione nel recepire i segnali di grossa difficoltà delle imprese. Un buco prontamente colmato dal presidente Schifani». Tuttavia, ammette che il problema nasce dai provvedimenti del governo Meloni: «Questo è vero e ciò provoca un effetto singolare, la Zes ormai è unica, arriva fino alle Marche. Ma come per la decontribuzione ogni Regione interviene per conto suo. Bene ha fatto Schifani ma così si creano delle disparità. Non è il massimo per la politica industriale del Paese in un mondo globalizzato».
Infine, un passaggio cruciale sulle infrastrutture e sul Ponte sullo Stretto, allineandosi alle posizioni del ministro Salvini sulla salvaguardia dei fondi: «Almeno il governo non ha levato i soldi dal ponte sullo Stretto che sono soldi per il Sud. Il fatto che ci siano stati i danni del ciclone non giustificava la cancellazione di questo investimento. Quando al Nord c’è un’alluvione non si tolgono i soldi destinati ad altre opere». Sulla realizzazione dell’opera, Bivona chiude con un amaro sorriso legato alla memoria storica: «Ricordo che quando mio padre fu trasferito a Messina e io avevo otto anni i tabaccai vendevano le cartoline con il ponte già costruito, era il 1950. Se si fosse fatto a quell’epoca la storia sarebbe andata diversamente».