
Allarme dissesto in Sicilia, l’accusa della Procura: «Trent’anni di inerzia dietro la frana di Niscemi». Mentre i magistrati di Gela indagano sui fondi mai spesi dal 1997, l’emergenza si sposta a Sutera dove lo sgombero di diverse abitazioni e il distacco di massi dal monte San Paolino tengono con il fiato sospeso l’intera comunità.
Il fango e i detriti che hanno travolto Niscemi due mesi e mezzo fa non sono solo il frutto del maltempo, ma il pesante bilancio di decenni di mancati interventi. Il procuratore di Gela, che coordina l’inchiesta sul disastro, ha lanciato un atto d’accusa durissimo: nonostante i finanziamenti fossero disponibili e la criticità del territorio nota sin dal primo evento franoso del 1997, nulla è stato realizzato per la messa in sicurezza. I magistrati stanno analizzando documenti e dati tecnici, suddividendo gli accertamenti su quattro fronti principali, dalle opere mai compiute alla gestione dei reflui fognari.
Al centro dell’indagine ci sono 12 milioni di euro (originariamente 12 miliardi di lire) destinati alle opere post-1997 e rimasti, di fatto, inutilizzati. Sotto la lente della Procura è finita anche la mancata eliminazione degli immobili nella «fascia rossa», l’area a elevatissimo rischio dove le abitazioni avrebbero dovuto essere rimosse già trent’anni fa. Gli inquirenti ipotizzano inoltre che la cattiva raccolta delle acque bianche e dei reflui dell’abitato di Niscemi possa essere una delle concause determinanti dello smottamento.
Mentre Niscemi resta in parte off-limits, un nuovo fronte franoso preoccupa il Nisseno: a Sutera grossi massi si sono staccati dal monte San Paolino, sovrastante il centro abitato. Cinque case sono state sgomberate e due famiglie, tra cui quella dell’ex sindaca Giuseppina Catania, sono state costrette ad abbandonare le proprie residenze. Nonostante i ripetuti solleciti e i sopralluoghi dei tecnici, le autorità competenti non hanno ancora avviato interventi strutturali, limitandosi a scambi di note burocratiche.
Il commissario straordinario di Sutera, Francesco Mario Fragale, ha inviato un’ennesima nota urgente al presidente della Regione, Renato Schifani, denunciando l’immobilismo istituzionale. Il Comune ha segnalato tempestivamente il pericolo, ricevendo in cambio solo comunicazioni di carenza di fondi o declini di responsabilità. La situazione nel quartiere Rabatello e in via San Giuseppe è definita critica, con danni che si sommano a quelli dei precedenti eventi atmosferici, rendendo ormai indifferibile un intervento di messa in sicurezza del rilievo.