
Quarantotto anni fa, il 9 maggio 1978, Cosa nostra assassinava Peppino Impastato a Cinisi, in provincia di Palermo. Militante di sinistra e fondatore di Radio Aut, Impastato usava le onde radio per ridicolizzare e denunciare i boss mafiosi del suo paese. Nel giorno dell’anniversario, il presidente della commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana Antonello Cracolici ricorda la sua figura e lancia un avvertimento: il rumore delle armi è tornato nelle piazze.
La data del 9 maggio porta con sé due lutti della storia italiana: la morte di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, e quella di Peppino Impastato, fatto fuori dalla mafia di Cinisi nello stesso giorno. Impastato aveva 30 anni. Con la sua Radio Aut sfidava apertamente Cosa nostra, mettendone alla berlina i boss con ironia e coraggio, in un territorio dove quella scelta costava cara.
A ricordarne la figura è Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana: «L’omicidio di Peppino Impastato ha contribuito a cambiare l’approccio dell’opinione pubblica e, molti anni dopo, anche quello dello Stato nei confronti della mafia, la cui esistenza, fino ad allora, veniva negata. Oggi ricordiamo le idee di Peppino, un giovane che, con le sue battaglie, ha trasformato il volto della Sicilia».
Ma l’anniversario, per Cracolici, non è solo memoria. È anche uno sguardo sul presente: «Abbiamo il dovere di non sottovalutare quello che sta avvenendo nelle nostre città, con il rumore delle armi che torna a scuotere le nostre piazze. Riconosciamo nei soggetti della cronaca nera gli stessi nomi e cognomi di ieri, figli e nipoti di allora, che perpetuano una continuità di sangue che è il pilastro della cultura mafiosa. Una continuità quasi “dinastica” che non possiamo permetterci di ignorare».