
La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha condannato Gianfranco Miccichè a pagare 31.103 euro per danno erariale, legato all’uso improprio dell’auto blu quando era presidente dell’Ars. Altri 11.660 euro vanno pagati in solido con il suo autista, Maurizio Messina, in favore dell’Assemblea regionale siciliana.
La sentenza porta la data del 10 giugno scorso ed è stata depositata ieri, come aveva anticipato «La Sicilia». A contestare gli episodi era stata la Procura regionale della Corte dei Conti, che aveva individuato decine di casi definiti «gravi illeciti nell’utilizzo dell’autovettura di servizio».
Tra le condotte finite sotto la lente degli inquirenti contabili ci sono diversi trasferimenti da Palermo a Cefalù. Secondo la Procura, l’auto istituzionale sarebbe servita per accompagnare «di componenti della segreteria del sig. Micciché, di familiari, di effetti personali quale piante, medicine, generi alimentari per il soddisfacimento di esigenze di carattere personale».
Nell’elenco delle contestazioni compaiono anche sette episodi in cui, secondo l’accusa, il mezzo di servizio sarebbe stata usata «per l’acquisto di sostanze stupefacenti».
Parallelamente al procedimento contabile, che riguarda il risarcimento del danno alle casse pubbliche, Miccichè dovrà affrontare anche un processo penale. L’accusa in quella sede è di peculato e truffa.
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.