
Carmen Scirè
Finalista per il premio “Staffer of the Year 2026”. Da Catania a Bruxelles, la storia di un’emigrazione di talento che non ha dimenticato l’Isola
Su oltre 7.000 funzionari, assistenti e consiglieri che ogni giorno fanno funzionare il Parlamento europeo, ne restano tre. Tre nomi per il titolo più ambito dietro le quinte: “Staffer of the Year 2026”, assegnato dal Parliament Magazine. Tra loro c’è una sola italiana. Si chiama Carmen Scirè, ha 42 anni, è nata a Siracusa, si è laureata a Catania. Se la giocherà a giugno con Andrea Lovel, capo unità per i rapporti con l’Ungheria, e Guillaume Rey, capo unità della commissione Bilanci. Due carriere di vertice. Lei arriva dall’estremo Sud d’Europa. Non è una novità per chi la conosce. Nel 2016 era già stata eletta presidente degli assistenti parlamentari accreditati: prima volta per una siciliana, prima volta per una donna.
Il salto nel 2009
La storia inizia quando molti suoi coetanei preparavano concorsi in Italia. Carmen aveva la laurea in Giurisprudenza, conseguita all’Università degli Studi di Catania, e studiava per la magistratura, dopo aver frequentato anche la Scuola Superiore di Catania. Poi l’occasione europea. “Nel 2009 sono arrivata al Parlamento europeo dalla Sicilia, da Siracusa, con molte aspettative, altrettante incertezze, ma con la determinazione di fare la mia parte con serietà e responsabilità“.
Non aveva reti, aveva lingue, diritto comunitario e una ostinazione tutta siciliana.
La scuola di due eurodeputati dell’Isola
Il primo ufficio è quello di Giovanni La Via, catanese, professore ordinario di economia agraria, eletto nel 2009 e poi rieletto. La Via non era un eurodeputato qualsiasi: dal 2014 al 2017 ha presieduto la commissione ENVI – Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare – la commissione che ha scritto le leggi europee su clima, plastica monouso, pesticidi, Green Deal. Con lui Carmen impara i triloghi notturni, la scrittura degli emendamenti, la trattativa tra Consiglio e Commissione.
Il secondo passaggio è con Annalisa Tardino, avvocato, eurodeputata della Lega eletta nel 2019 nella circoscrizione Isole, membro titolare della commissione LIBE. Con lei segue i dossier che toccano la Sicilia nel vivo: migrazioni nel Mediterraneo centrale, Trasporti, riforma di Frontex, fondi per la sicurezza delle frontiere, tutela delle isole minori.
Con Tardino il rapporto non è stato quello classico maestro-allieva. Carmen non ha semplicemente imparato: è cresciuta insieme a lei. Hanno condiviso anni di audizioni, missioni, notti in plenaria. Da lì nasce un metodo che entrambe rivendicano: rigore giuridico, visione mediterranea, mai dimenticare il territorio da cui vieni. Oggi quel metodo, Annalisa Tardino lo porta a Palermo, dove guida l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale – i porti di Palermo, Termini Imerese, Trapani, Porto Empedocle.
Oggi, policy advisor
Carmen oggi è policy advisor nel gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR/FDI). Il suo lavoro non finisce sui giornali: prepara briefing, scrive risoluzioni su stato di diritto e giustizia, costruisce maggioranze voto per voto. Nel percorso ha incrociato Roberta Metsola, oggi presidente del Parlamento europeo. “Roberta dimostra che dalle isole si può arrivare al vertice senza perdere le proprie origini. È un modello per tanti giovani professionisti“.
Perché è un’eccellenza siciliana
La candidatura a “Staffer of the Year” non è un premio alla carriera. È il riconoscimento di chi, dietro le quinte, tiene in piedi la democrazia europea. Carmen rappresenta una Sicilia che compete, che non chiede corsie preferenziali ma si afferma con la preparazione. “Le istituzioni europee hanno bisogno di talento e di giovani siciliani. Servono studio serio, la conoscenza di almeno due lingue, e tanta determinazione. Ma le opportunità ci sono, e sono meritocratiche. Scrivere una norma che impatta sulla vita di un pescatore di Portopalo o magari cambia la vita di una studentessa di Enna, dà senso all’impegno di tutti i giorni“.
L’Isola che resta
A giugno sapremo se vincerà. Ma il podio è già politico: una siracusana tra i tre migliori funzionari d’Europa. È la dimostrazione che l’emigrazione intellettuale siciliana non è una perdita secca. È un investimento. Perché alcuni, come Carmen, non tagliano il cordone. Portano la Sicilia dentro le leggi europee. Anche a Strasburgo.