Caso Noemi Impellizzeri, il perito di parte esclude il suicidio

La famiglia di Noemi Impellizzeri, la 33enne trovata morta lo scorso 23 agosto nella cucina della sua abitazione di via Circumvallazione a Riposto, contesta l’ipotesi del suicidio. Secondo la perizia disposta dai familiari della vittima, la donna sarebbe stata prima strangolata e poi sospesa dopo la morte, in quella che il legale della famiglia descrive come una messa in scena per simulare un gesto volontario.

«I riscontri del nostro consulente ci lasciano la certezza di poter sconfessare l’ipotesi del suicidio, tracciando una linea di demarcazione netta con tracce che escludono categoricamente il gesto volontario», dice l’avvocato Angelo Patanè, legale della madre di Noemi.

Gli accertamenti in Procura sui filmati

Ieri, negli uffici della Procura della Repubblica, all’interno dell’aula smart, si sono svolti gli accertamenti tecnici non ripetibili sui reperti sequestrati. Al centro delle operazioni peritali ci sono i filmati acquisiti dagli investigatori, con l’estrapolazione delle immagini da 5 telecamere ritenute fondamentali: gli impianti di via Circumvallazione, che hanno ripreso i movimenti davanti all’abitazione della vittima; le telecamere di via Colombo, vicino al bar frequentato abitualmente da Noemi, notata anche mentre si recava a piedi verso la spiaggetta dei “Tre Massi”; e quelle di viale Sturzo a Giarre, nell’area esterna dell’abitazione di Toni Proietto, unico indagato della vicenda.

A queste cinque registrazioni si aggiungono le immagini di oltre 30 impianti di videosorveglianza distribuiti sul territorio di Riposto.

Le parti civili e la richiesta di accesso ai dati

Trattandosi di atti non ripetibili, l’esito delle perizie informatiche costituirà un elemento centrale per il proseguimento del procedimento. All’attività di ieri hanno preso parte i periti informatici nominati dalla parte offesa, affiancati dai rispettivi legali, l’avvocato Angelo Patanè per i familiari della vittima e l’avvocato Ivan Siragusa in rappresentanza dell’indagato Proietto.

L’operazione è servita, come spiegano l’avvocato Valeria Raciti del pool legale della famiglia Impellizzeri e il consulente tecnico di parte Francesco Porcino, a «cristallizzare il dato digitale nel pieno rispetto della catena di custodia». I due aggiungono: «In attesa di poter accedere ai dati, la successiva fase di analisi forense, unitamente all’esame dei dispositivi mobili già acquisiti, sarà determinante per la ricostruzione rigorosa della sequenza cronologica, la cosiddetta timeline, degli eventi e per l’individuazione di elementi utili all’accertamento dei fatti. Auspichiamo che l’autorità giudiziaria metta a nostra disposizione le copie forensi quanto prima».

Un solo indagato, ancora senza un movente

Allo stato attuale Toni Proietto resta l’unico iscritto nel registro degli indagati. Dagli ambienti investigativi filtra il massimo riserbo sulle altre frequentazioni della vittima nelle sue ultime ore di vita, mentre restano da chiarire le motivazioni che, nell’ipotesi di un omicidio volontario, avrebbero spinto all’azione.

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.

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Redazione