
Giusy Ferreri è la prima cantante in Europa ad aver depositato la propria voce come marchio sonoro all’Euipo, l’European Union Intellectual Property Office. Un file audio di pochi secondi – «Sono Giusy Ferreri» – trasformato in identità giuridicamente protetta. L’obiettivo: impedire che l’intelligenza artificiale cloni la sua voce senza consenso. Prima di lei, nel mondo, solo Taylor Swift.
Nel fascicolo depositato all’Euipo compare un semplice file audio in cui la cantante pronuncia il suo nome. Tanto basta per trasformare un timbro vocale in un marchio protetto. «Ho sentito l’esigenza di farlo per tutelarmi», spiega Ferreri. Dietro la scelta non c’è una battaglia contro la tecnologia, ma la volontà di evitare che la propria identità artistica possa sfuggire di mano in un’epoca in cui i software di voice cloning riescono a ricostruire una voce partendo da campioni audio brevissimi. Il marchio sonoro tutela qualcosa di diverso rispetto al diritto d’autore e alla Siae: non la canzone, ma il suono unico che permette di riconoscere immediatamente chi sta parlando o cantando. «È sempre importante per un artista avere il pieno controllo di ciò che fa e di quello che dice», aggiunge Ferreri. E ancora: «Sapere che oggi con estrema facilità può sfuggire il controllo della propria identità artistica mi ha portato a depositare il mio timbro vocale insieme al riconoscimento facciale. È un modo per evitare confusioni future, soprattutto se anche il pensiero verbale può essere manipolato e travisato contro la propria volontà».
Negli ultimi due anni il tema della clonazione vocale è uscito dai laboratori ed è entrato nell’industria musicale, nel cinema e fino alle truffe online. Nel Regno Unito una ricerca di Starling Bank ha evidenziato come bastino pochi secondi di audio pubblicati sui social per creare imitazioni credibili da usare in frodi telefoniche. Negli Stati Uniti il dibattito si è acceso dopo diversi casi di deepfake vocali, tra cui quello di Scarlett Johansson, che accusò OpenAI di aver clonato la sua voce per l’assistente “Sky” di ChatGPT dopo che lei aveva rifiutato di prestarla. Dietro questa corsa ai depositi europei c’è anche un vuoto normativo: oggi non esiste una disciplina specifica che regoli l’utilizzo delle voci pubblicate online per addestrare sistemi di intelligenza artificiale generativa.
In Italia l’apripista è stato Luca Ward, storica voce italiana di attori come Russell Crowe, Keanu Reeves e Samuel L. Jackson. La stessa scelta è stata fatta da Massimo Corvo, voce italiana di Sylvester Stallone, Jean Reno e Vin Diesel. L’avvocato Marco Mastracci, titolare dello studio Mpm Legal e legale di Ferreri, Corvo e Ward in questo ambito, spiega: «La voce non è più soltanto identità artistica: è un vero patrimonio da proteggere. Registrare un marchio vocale significa difendere l’autenticità umana in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale può imitare tutto, ma non dovrebbe poter rubare l’identità».