Milano-Cortina 2026: il Presidente Mattarella apre i XXV Giochi Olimpici Invernali nel segno dell’unità nazionale.

L’Italia inaugura i XXV Giochi Olimpici Invernali con una cerimonia che unisce stile urbano e meraviglia montana. Malagò: “Non il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco”. Coventry: “Io sono perché noi siamo”.

Si alza il sipario sulle Olimpiadi della “doppia anima”, un’edizione diffusa e pionieristica che celebra la resilienza italiana e l’unità globale attraverso le parole di Mattarella, Malagò e Coventry.

Con la formula di rito pronunciata dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, l’Italia torna ufficialmente al centro del mondo sportivo. “Dichiaro aperta la celebrazione della quindicesima edizione dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina”. Poche parole, solenni, che hanno dato il via all’accensione delle luci su un palcoscenico diffuso, ambizioso e complesso. Un viaggio iniziato il 26 novembre 2025 da Olimpia e culminato, dopo 70 giorni di cammino della fiamma, in una cerimonia che ha voluto intrecciare l’eleganza metropolitana di Milano con la maestosità dolomitica di Cortina. Non è solo sport: è la narrazione di un Paese che, nonostante le difficoltà, ha saputo costruire un ponte tra territori, culture e ambizioni.

A fare gli onori di casa è stato Giovanni Malagò, Presidente del Comitato Organizzatore, che nel suo discorso ha toccato corde profonde, lontane dalla retorica di circostanza. Ha parlato di una “bellezza italiana” che non va intesa come un possesso statico, ma come un dovere civico. “La bellezza non ci appartiene come un possesso, ma ci è stata affidata dalla storia come una responsabilità”, ha sottolineato Malagò, definendola un’energia che deve trasformarsi in forza morale. Il suo intervento non ha nascosto le asperità del percorso che ha portato a questo 2026. Con onestà intellettuale, ha ammesso che il tragitto “non è stato privo di difficoltà”, ma ha rivendicato la tenacia di un team che ha lavorato per realizzare un “sogno complesso”. Il richiamo alla tradizione è stato potente: non un guardare indietro con nostalgia, ma un atto vitale. “La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la conservazione del fuoco”. Una frase che racchiude il senso di questi Giochi: ereditare il passato per costruire il futuro, offrendo alle nuove generazioni non solo infrastrutture, ma il coraggio di sognare.

Se Malagò ha incarnato l’orgoglio nazionale e la resilienza organizzativa, Kirsty Coventry, Presidente del CIO ed ex campionessa di nuoto, ha portato sul palco il cuore pulsante dell’atleta e una visione umanistica globale. Le sue parole sono state un balsamo in un momento storico segnato da divisioni e conflitti. Rivolgendosi agli atleti, ha evocato l’ansia, i sacrifici e le sveglie all’alba che costituiscono l’invisibile iceberg sotto la punta del successo olimpico. Ma è stato il suo richiamo alla filosofia africana dell’Ubuntu a segnare il momento più alto della serata. “Io sono perché noi siamo”. Un concetto che demolisce l’individualismo sfrenato per ricordare che la forza deriva dalla cura degli altri. “La forza non è solo una questione di vittorie, ma anche di coraggio, empatia e cuore”, ha affermato la Coventry, trasformando la competizione in una lezione di umanità. Vedere gli avversari abbracciarsi o rialzarsi dopo una caduta non è solo spettacolo sportivo, ma un promemoria di ciò che potremmo essere come società civile.

Questa edizione si distingue anche per le sue novità simboliche e logistiche. Per la prima volta, la sacralità del fuoco olimpico si sdoppia: due bracieri accesi contemporaneamente, a simboleggiare l’unione di due poli, Milano e Cortina, e la natura diffusa di un evento che abbraccia Lombardia, Veneto e le Province Autonome di Trento e Bolzano. Una scelta che riflette lo spirito di adattamento e innovazione, ma anche la volontà di coinvolgere un territorio vasto, rendendo le Alpi una patria spirituale condivisa.

Mentre le delegazioni sfilavano, circondando gli atleti in un abbraccio simbolico, è emerso chiaro il messaggio politico e sociale di questi Giochi: l’armonia. Un termine che, come ha ricordato Malagò, affonda le radici nel Rinascimento come equilibrio tra proporzione e spirito. In un mondo frammentato, la presenza di atleti da ogni angolo del globo è la dimostrazione vivente che “un altro mondo è possibile”. L’Italia, con il suo stile, la sua storia e la sua innegabile capacità di accoglienza, si è fatta carico di questo messaggio. Ora la parola passa alle piste, al ghiaccio, al cronometro. Ma la fiamma è accesa, e la sua luce, come promesso stasera, vuole essere un faro di speranza ben oltre i confini dello sport.

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Published by
Alfio Musarra