
L’organizzazione Mediterranea Saving Humans ha lanciato un appello urgente alle autorità italiane ed europee per il recupero e l’identificazione dei dispersi in mare a seguito del ciclone Harry. Le famiglie chiedono verità e giustizia per le centinaia di persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo durante la tempesta di gennaio.
L’organizzazione Mediterranea Saving Humans ha diffuso un video-appello di Ibrahim Fofanah, un uomo che ha perso i propri familiari durante il ciclone Harry, verificatosi tra il 18 e il 20 gennaio. Il grido di aiuto, che giunge da Sfax in Tunisia, esorta le autorità competenti a compiere ogni sforzo necessario per l’identificazione e il recupero delle salme. Secondo l’ONG, molte persone sono state spinte a intraprendere la traversata verso l’Europa proprio in quel periodo, nonostante le condizioni meteorologiche avverse, a causa della violenza della polizia tunisina.
La tragedia, inizialmente stimata in 380 dispersi, appare oggi molto più ampia stando alle testimonianze dei sopravvissuti. I corpi continuano ad affiorare nei pressi dell’isola di Pantelleria e lungo le coste della Sicilia e della Calabria. Mediterranea sottolinea che queste morti non sono il frutto di una tragica fatalità, bensì la diretta conseguenza di politiche migratorie che negano canali legali e sicuri di ingresso, trasformando il Mediterraneo in uno spazio di morte.
L’organizzazione denuncia inoltre il silenzio delle istituzioni, che aggrava ulteriormente il dolore dei familiari. Le richieste avanzate includono l’attivazione immediata di protocolli di ricerca, la comunicazione formale alle famiglie, la cooperazione internazionale e la pubblicazione di dati chiari e aggiornati. Il principio cardine dell’appello è che «nessuno deve restare senza nome e nessuna morte evitabile deve restare senza giustizia».